lunedì 5 maggio 2014

Il Taccuino di Marilea: Il fenomeno Frida Kahlo: "un nastro attorno ad una bomba"



Con l’arrivo dell’estate ci viene voglia di colori accesi, motivi esotici, immagini energizzanti come una vegetazione lussureggiante, un sole ardente e un animo sovreccitato. Elementi che troviamo tutti sublimamente coniugati nell'opera artistica di Frida Kahlo. Non conoscete Frida Kahlo? Urge per voi una confessione allora, visto che la nostra vedette oltre ad essere una personalità artistica di spessore, ha anche spodestato in popolarità e fascino gli spettri di primedonne d’altri tempi come Marilyn Monroe, Audrey Hepburn e compagnia bella. Come vedete i criteri di apprezzamento sono cambiati, quindi sbarazzatevi di quell’aria da famme fatal che avete ereditato dalle stupidine di Hollywood e piuttosto prendete esempio da Frida che per temperamento, estro e stile ha tutto da farsi imitare. Non gli abiti scosciati, né le chiome fluttuanti al vento o i disturbi psicologici da bimbetta viziata, di Frida ci colpisce ben altro, per esempio la sua vita, la sua malattia, i suoi tormenti, il suo talento, la sua forza.

 Magdalena Carmen Frieda Kahlo y Calderón, conosciuta con il solo nome di Frida (e meno male!), nacque in uno stato assolato (il Messico) in un mese assolato (luglio) di un anno (il 1907) che per il fatto di non avere niente di “assolato” fu rigettato e sostituito da lei con il 1910. Come mai? Perché Frida preferiva dire di essere figlia della Rivoluzione Messicana, avvenuta proprio nel 1910. Suo padre era un fotografo di origine ebreo-ungherese mentre sua madre una benestante di origini ispanico-amerinde. Vivace e allegra dall’ adolescenza, era cresciuta bruciando di due fuochi: la malattia e il talento. Era nata affetta da spina bifida e siccome le sciagure non vengono mai da sole, all’età di 18 anni aveva subito un gravissimo incidente che le procurò tre fratture al bacino, undici alla gamba destra e una ferita profonda nel fianco sinistro che le lesionò gli organi genitali esterni. Immobilità fisica ma autonomia intellettuale. “Tengo una alegria immensa por vivir...” motteggiava la bella mora dallo sguardo sfrontato ma puro. Era stata una convinta nazional-socialista la piccola Frida, aveva marciato con i compagni del Cachucas per difendere i suoi diritti e gridato “...rebellion con todo lo que te encadena...”; non la fermò niente e nessuno, nemmeno quell’incidente che la stese a letto per un po' di anni con gravi ripercussioni fisiche e mentali.  Anzi! Durante questi anni, la vita solitaria e vincolata dall'immobilità fu sapientemente convertita da Frida in possibilità per coltivare le sue passioni: risalgono a questi anni la lettura di grandi opere politiche e giuridiche e i primi ritratti. Perfino i suoi genitori, consapevoli dell’innato talento artistico, le avevano regalato un baldacchino con uno specchio annesso al soffitto di modo che lei potesse vedere la sua immagine riflessa e dipingersi durante il tempo della convalescenza. Malattia e talento, vincolanti l’uno per l’altro, da quel momento in poi l’avrebbero accompagnata per tutta la vita, condizionandola profondamente. 
Ritratto dopo ritratto, Frida riuscì finalmente a rimettersi in piedi. Si era esercitata parecchio, quando sottopose i suoi lavori a Diego Rivera per avere un riscontro professionale. Ma più che un riscontro ebbe un colpo di fulmine. 
I due cominciarono subito a frequentarsi e si scoprirono sentimentalmente, professionalmente e politicamente affini, condivisero le riunioni al Partito Comunista Messicano, gli eventi culturali, le manifestazioni da strada, i balli, l’ebrezza della Tequila e dulcis in fundo, il matrimonio. Ma gli artisti, si sa, sono persone instabili e turbolente, così volubili a passioni e estremismi... A quei tempi il signor Rivera era un astro del panorama Messicano, per i suoi graffiti a sfondo politico e civile (è stato considerato da molti il precursore della moderna street art) e per le idee politiche rivoluzionarie e indipendentiste; era un personaggio carismatico e popolare, e sarebbe stato, forse, davvero il solo a poter reggere l’indomabilità e l’intelligenza di Frida. Tanto simili quanto diversi! “La colomba e l’elefante” li definiva la mamma di Frida poiché l’uomo aveva una corporatura massiccia, era grasso e sgraziato, aveva venti anni in più di Frida, era reduce di quattro matrimoni, ed aveva la fama di essere un donnaiolo, circondato com’era da modelle-amanti. E così dopo i primi tempi di farfalle, seguirono i dolori nello stomaco! Per Frida cominciarono nuovi tormenti, vittima qual era dei continui tradimenti del suo “panzon”(come lo chiamava lei), a cui reagì stringendo a sua volta rapporti extraconiugali e omosessuali. E Rivera? Era geloso solo degli uomini, mentre si compiaceva delle relazioni lesbo di sua moglie (pare che si fossero addirittura scambiati qualche amante). Diego apprezzava molto il lato mascolina di Frida, il suo essere volgare, la sua fama di grande bevitrice e fumatrice accanita.
Nel 1930 la coppia si trasferì per un breve periodo a New York, dove Rivera aveva ricevuto prestigiosi incarichi tra cui l'affresco del Rockefeller Center. Ma anche qui la vita non fu semplice. Frida ebbe un aborto per l’incapacità del suo fisico a sostenere una gravidanza, e questo per lei fu un ulteriore motivo di profonda sofferenza. Al ritorno in Messico, Frida e Diego decisero di vivere in due case separate, collegate da un ponte. Chissà quanto sarebbe grande una città come Tokio se ogni coppia avesse seguito il loro esempio! E chissà quanti casi di tradimento ci sarebbero! Già, perché questa scelta favorì i tradimenti del Rivera, il quale fu mollato definitivamente allorché Frida scoprì che la tradiva con sua sorella. Anche Frida, diciamolo pure, non si fece mancar nulla in fatto di relazioni extraconiugali: tra i suoi numerosi amanti spiccano i nomi di dell’esiliato rivoluzionario russo Trotsky, del poeta Andrè Breton, e della comunista e fotografa Tina Modotti. E forse fu solo per questo che Frida riuscì a perdonare Rivera e a risposarlo a San Francisco nel 1940. 
A quell’epoca la niña  era diventata un’artista popolare e apprezzata. Dopo una prima mostra a New York (1938) ed una seconda a Parigi (1939) Rivera riuscì ad organizzarle una mostra in Messico, la sua terra natale; si dice che nonostante il suo stato fisico preoccupante, Frida si fosse fatta trasportare nella sala della mostra insieme al suo baldacchino! Roba davvero da artisti! O forse no... Frida Kahlo era una donna  con grossi problemi fisici, costretta a subire continue cuciture e ricuciture della pelle (fu sottoposta a ben 32 interventi), inaccettabilmente sterile e amante di un uomo inguaribilmente infedele. Eppure aveva scelto di non perdersi mai d'animo e di combattere le proprie sofferenze anche con stravaganze e eccessi. Questa Amazzone messicana non ha combattuto solo per se, ma anche per il suo paese, le sue tradizioni, le donne e l’autonomia intellettuale. 
Frida avrebbe continuato a dipingere fino agli ultimi mesi della sua vita, finché afflitta dai dolori e con una gamba amputata, morì il 13 luglio 1945 a causa di un’embolia polmonare. Soltanto la notte precedente aveva consegnato all’amore della sua vita, Diego, il regalo per le nozze d’argento che avrebbero dovuto festeggiare il 21 agosto successivo. 



“Il faut bien comprendre que l’art n’existe que s’il prolonge un cri, un rire ou une plainte” diceva Jean Cocteau. E questa citazione è proprio adatta ad intendere l’arte di Frida. Nei suoi quadri traspare sgomento, sofferenza, esasperazione, accentuata e non celata dai colori accesi della vegetazione, degli animali e dei motivi tradizionali messicani. In "Unos cuantos piquetitos" ad esempio, Frida si ritrae in abito maschile, dopo essersi tagliata i capelli, un episodio reale che coincise con il suo tentativo di distaccarsi sentimentalmente da Diego accentuando la sua tendenza lesbica. Nei suoi quadri non solo vicende personali, ma anche il Messico, la natura e motivi universali. Disegni archetipici e simboli messicani, motivi floreali e faunistici, fanno da setting al tema del dolore; un dolore, fisico e psicologico, che risulta onnipresente senza mai riuscire a compromettere la vitalità e la vivacità delle sue tele.  
Come ne "El ciervo herido", dove Frida si rappresenta come un cervo sanguinante e colpito da più frecce, tra tronchi secchi e mutilati e su un orizzonte marino dai colori più tenui. Chiamiamoli pure selfie su tela, quelli che ci ha lasciato Frida in maggior numero: “Dipingo me stessa perché trascorro molto tempo da sola e perché sono il soggetto che conosco meglio”. Un soggetto afflitto e che si manifesta attraverso un corpo martoriato, ora ingabbiato dal busto ortopedico, ora trafitto da chiodi, ora decorato con fiori e spine, ma sempre inserito in un ambiente specifico, con cui spesso intrattiene dei legami. Nei suoi quadri infatti, Frida instaura sempre un rapporto tra soggetto e universo, di modo da rendersi parte di un’anima universale totalizzante. Il suo dolore partecipa allo spirito del mondo e come tale coinvolge tutti e tutto. Ecco perché la sua è un’arte universale e sempre attuale.



Frida era bassa, gracile e storpia, ma non visibilmente; aveva le sopracciglia unite e baffetti evidenti. Aveva un colorito mulatto, uno sguardo penetrante e labbra carnose. Aveva charme, nonostante le sue sofferenze esibiva esuberanza e caparbietà; sapeva affascinare chiunque con il suo stile inconfondibile fatto di abiti a campana, gonne lunghe, bluse ampie (che le servivano peraltro a celare i corsetti e le malformazioni), colori vivaci e trecce raccolte attorno al capo, da perfetta tradizionalista messicana. Da questo stile originale e apprezzato è nato un vero e proprio trend, rivitalizzato da stilisti e design. Lo scorso anno il brand Stella Jean ha presentato una linea per la collezione primavera/estate ispirata interamente al suo stile esotico: tessuti stampati, colori vivaci, chemisier e gonne ampie, lunghe o fino al ginocchio, fermate sotto al seno da fasce o cinturini, frange e fiori. Sono questi infatti i caratteri principali dello stile-Frida, funzionale a conferire alla donna un aspetto energico e brioso. Perfino Etro le aveva dedicato una collezione, che ebbe così tanto successo da spingerlo a sponsorizzare tutt’oggi la mostra sull’artista che si tiene a Roma nelle Scuderie del Quirinale fino al 31 agosto. Protagonista della mostra che si terrà a Genova dal 20 settembre al 15 febbraio 2015, sarà invece l’amore traballante quanto romanzesco e intenso tra Frida e Diego Rivera. 

Sorvolando sul frivolo impatto mediatico che il “fenomeno Frida” ha acquisito attraverso la stampa di immagini-icona su T-shirt, gadget e quadrettini da soggiorno, e che ha seguito le solite logiche da merchandising, vogliamo chiarire che prima di tutto Frida è oggi un modello artistico, stilistico e femminile. Per le relazioni omosessuali che non tenne mai troppo segrete, viene riconosciuta anche un'icona dell’omosessualità. Celebrò certo in tutta la sua produzione la cultura messicana, ma è diventata poi una musa ispiratrice per tutto il mondo, tanto che gli Stati Uniti le dedicarono uno spazio in primo piano sui francobolli. Anche Hollywood le ha dedicato numerose pellicole e ruoli a lei ispirati (a tal proposito vi consiglio di guardare l’omonimo film di Julie Taymor, di cui è riportato un piccolo spezzone in basso). 


Ci risulta difficile capire come da una superficie bidimensionale l’artista messicana sia stata capace di sprigionare sentimenti e passioni tanto profondi e intensi. Ancora più complicato è intuire come Frida abbia trovato la forza di lasciare un’impronta nella storia, malata e sofferente com’era. D’altronde per Frida l’arte è vita e la vita è arte e come è possibile interpretare la sua opera in senso autobiografico, così possiamo interpretare la sua vita come l’opera d’arte di un’eroina forte, indistruttibile e intramontabile.


Marilea

3 commenti:

  1. A volte le parole sono superflue... ho letto questo articolo tutto d'un fiato, meraviglioso!

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