lunedì 19 maggio 2014

Il Taccuino di Marilea: Ingegno, laboriosità e intraprendenza: il successo di JOUSI

Largo alle gavette, i tirocini non retribuiti e i periodi di prova, oggi i giovani hanno trovato un metodo molto più efficace per mostrare le proprie potenzialità, intellettuali, fisiche o estetiche che fossero. Come?
Attraverso il web, che permette a tutti di esibire le proprie doti su una piazza quanto mai vasta e frequentata. E chi lo sa, in relazione ai riscontri positivi, è possibile acquisire popolarità ed essere contattati da un mecenate (oggi lo chiamano Talent Scout) disposto a finanziare, assumere e portare alle stelle. Mica male la trovata!
La verità è che in una situazione di crisi e stallo, i giovani possono solo inventarselo un lavoro o un’occupazione, per quanto poco remunerativi fossero. E per farlo, ecco che ognuno investe in quello che gli riesce meglio.  La stesso che ha fatto Margherita, una giovanissima ragazza di 21 anni, originaria di Grosseto e studentessa all’ISIA (Istituto Superiore Industrie Artistiche) di Firenze. Lei dice che ha cominciato a costruire per passione, e noi ammirando i suoi lavori pensiamo che questa passione potrà portarla molto lontano. Per adesso ha scelto di presentare al suo pubblico qualcosa di veramente insolito. Andiamo da lei a vedere di cosa si tratta...

Si chiama Jousi la sua nuova linea di papillon in cartone alveolare, che in norvegese significa fiocco. Quando ho detto a mio fratello che gli avevo comprato un papillon in cartone alveolare e a fantasia “jungle”, mi ha snobbata educatamente consigliandomi di spendere i miei soldi in una maniera più efficiente. Peccato che quando ha visto il manufatto nell’originalissima confezione che Margherita mi aveva preparato, gli si sono illuminati gli occhi. Ed ora non c’è occasione in cui manchi di sfoggiare il suo papillon Jousi! Non avevo ancora conosciuto Margherita quando ho comprato il papillon, eppure mi aveva colpito di lei un riferimento che le aveva fatto la sua coinquilina (nonché mia conoscente): “Ha sempre cartone e taglierino in mano e la nostra casa è una vera e propria factory”. Questo a confermare il detto per cui “alcune persone nascono già con la camicia!”. Ho incontrato Margherita per saperne qualcosa di più.


Set the clock back some time ago... Come ti è venuta in mente l’idea di un papillon?
In realtà non so cosa risponderti. Io non ho fatto nulla, è stata la mia mente ad elaborare tutto in maniera quasi inesorabile! Durante la giornata sono quasi sempre impegnata e solo quando riesco a tenere la mente a riposo mi capita di elaborare un’idea. Un giorno ero sul pullman e stranamente non stavo facendo davvero niente. Ad un tratto mi è venuto un lampo. Ho pensato: “Perché non realizzare qualcosa di innovativo in cartone”. L’idea del papillon mi è sembrata subito ovvia. Ora a distanza di tempo posso fornire una spiegazione razionale a questa “sequenza” di idee. Facendo una scuola di design ho sviluppato una capacità di osservazione non indifferente. Il papillon è un accessorio molto alla moda, che capita di vedere spesso indossato dai ragazzi alle feste, sui giornali o in tv. La mia mente deve aver captato la frequenza di questa immagine digerendola e restituendomela a tempo debito. Soprattutto in una città come Firenze è possibile subire una sorta di bombardamento di immagini e tòpos che la nostra mente elabora inconsciamente. Naturalmente questo bombardamento non parte solo dal campo della moda e da questo posso spiegare l’idea di utilizzare il cartone alveolare.

Che con la moda non ha niente a che vedere... 
Esattamente! Il cartone alveolare è un materiale usato e forse abusato dai designer. È nato come imballaggio interno ed esterno perché ha un’elevata resistenza e solidità. Non a caso viene frequentemente usato per riempire l'interno delle cosiddette porte tamburate. Oggi viene sfruttato anche per costruire altri tipi di oggetti come librerie, lampade e sedioline. La sua maggiore qualità è l’ecosostenibilità: in quanto materiale eco-friendly, viene preferito a molti altri, purtroppo anche quando il suo impiego non risponde alle funzionalità del progetto. Mi era già capitato di utilizzare il cartone alveolare per un progetto all’Isia. In quell’occasione avevo scelto di realizzare una seduta per bambini, il che mi aveva “iniziato” alle criticità e alle difficoltà che richiede la lavorazione di questo materiale. Tuttavia avevo avuto modo di svilupparne la conoscenza e di verificarne la portabilità; più di tutto avevo apprezzato la sua resistenza e praticità. Questo mi ha spinto a seguire uno stage a Empoli sulla lavorazione del cartone con macchine industriali a controllo numerico. Certamente è stato uno stage molto interessante, faticoso per gli spostamenti che mi ha comportato, ma tutto ciò che si sacrifica per passione ha sempre qualcosa di esaltante e prima o poi darà i suoi frutti. Peraltro ho imparato a lavorare con macchine che sostituivano il lavoro dell’uomo nel ritaglio del cartone, il che ha reso tutto più semplice anche se il piacere di lavorare a mano è tutta un’altra cosa...


Ç’est l’amour!
(Margherita ride!) Si! Oggi casa mia è praticamente invasa da cartone alveolare! Appena mi capita alla vista un pezzo di cartone lo carico in spalla, lo porto a casa e ci costruisco qualcosa tipo complementi di arredo. Credo di essere malata! Ho imparato a tagliarlo anche in piedi sebbene sia molto pesante e duro. Ha uno spessore di 1,70 cm!

Spiegaci un po' le fasi della creazione (naturalmente siamo disposti a non conoscere l’ “ingrediente segreto”!). 
Per prima cosa disegno la sagoma del papillon sul cartone. Poi la ritaglio con un taglierino. Successivamente applico sulla superficie del cartone una carta adesiva prestampata. Sono io a disegnarne la fantasia, poiché ho acquisito delle competenze grafiche. Naturalmente cerco di creare fantasie appetibili, rispetto a quelle che sono le tendenze della moda. Con il passare del tempo ho potuto verificare che alcune fantasie risultano più gradite di altre, il che mi ha condotto a fare via via una cernita. Successivamente cucio le parti in stoffa, una striscia centrale attorno al nodo ed un cordino laterale per l’abbottonatura. Anche quest’ultimo passaggio riesco a farlo a mano, grazie ad un corso di taglio e cucito che avevo seguito qualche anno fa.

Stage di progettazione, scuola di design, corso di taglio e cucito, hai un bel curriculum alle spalle per avere solo 21 anni! Apprezziamo molto la tua creatività, la tua manualità ma soprattutto la tua intraprendenza, visto che hai continuato coraggiosamente a metterti in gioco ed ora hai fatto un passo in avanti esibendo un prodotto nuovo su una piazza tanto frequentata quanto “esposta” come il web. Immaginiamo che almeno inizialmente ti sei dovuta lanciare in un progetto che non si sapeva quanta fama o indifferenza avrebbe guadagnato. Come sopportavi l’idea di un eventuale fiasco?
Non avevo niente da perdere e niente da guadagnare. Non ho mai avuto troppe paure e del resto sapevo dall’inizio che mi sarei dovuta appoggiare ai grandi canali di comunicazione per pubblicizzare il mio prodotto. Gioca il fatto che nella mia posizione, che poi è quella un po' di tutti i giovani inesperti, non avevo nessuna incombenza. L’ho vissuto come un gioco. Anzi! Per me è stato un vero e proprio lanciarsi a capofitto. Un amico mi disse: “Nella moda o fai centro e diventi famoso, oppure fallisci e non sei nessuno”. E nel mio caso la sua osservazione valeva più che mai dato che un papillon in cartone alveolare è qualcosa di assolutamente curioso: la gente l’avrebbe potuto altamente snobbare oppure ne sarebbe impazzita. Non ho mai seguito la moda perché ho sempre pensato che fosse un campo piuttosto particolare e imprevedibile. Così mi son detta: “Se la gente ha apprezzato la nuova cover Moschino con tanto di busta con patatine fritte ispirata al brand McDonald’s, forse accetterà anche di indossare il mio papillon in cartone alveolare, chi lo sa!”. Quando ho visto che le vendite di papillon aumentavano progressivamente, ho confermato la mia tesi secondo cui la gente osa parecchio!

Infatti il tuo non è stato certo un flop. Oggi la linea Jousi ha raggiunto un non indifferente livello di popolarità e apprezzamento. Sappiamo che Numéro Tokio ti ha dedicato un articolo qualche settimana fa. Quali sono state le tappe del tuo successo?
Appena ho pubblicato le prime foto di papillon sulla pagina Facebook che avevo creato, ho ricevuto subito apprezzamenti e richieste. È stato incredibile anche per me. Si sa, queste cose hanno un effetto domino, e se inizialmente vendevo soltanto ad amici, successivamente ho ricevuto richieste di amici di amici e così via. Almeno all’inizio ho cercato la collaborazione di blogger, chiedendogli di indossare il papillon e fotografarsi e ciò mi ha permesso di avere molta pubblicità. Oggi sono i blogger a contattare me ma ora più di prima non mi interessa tanto la pubblicità quanto dare una certa immagine al mio prodotto. Voglio dire che prima di mandare il mio papillon ad un fashion blogger mi accerto che la sua immagine sia in linea con i parametri che ho assegnato al brand Jousi.

Si dice che il genio si affida all’ispirazione. Ma cos’è l’ispirazione?
Io ci penso tanto al concetto di ispirazione e giorno dopo giorno mi accorgo che in realtà non esistono colpi di genio o cose di questo tipo. Razionalmente posso affermare che le idee migliori che mi sono venute in mente, sono nate dalla rielaborazione di immagini immagazzinate in precedenza. Più cose fai, più libri leggi, più luoghi vedi, più mostre visiti e più la tua mente raccoglierà stimoli che a lungo termine daranno i loro frutti. 
È una questione di apertura mentale. Credo sia molto importante non essere settoriali, aprirsi a tutto e cogliere da tutto il lato buono. Soprattutto credo che ogni campo può offrirti qualcosa. Io non sento di avere un genio superiore agli altri piuttosto sento di avere una buona predisposizione ad apprendere ed una grande dedizione al lavoro. Ognuno di noi ha delle buone qualità, la fortuna sta nel saperle sfruttare. Bisogna non aver paura di sporcarsi le mani, e quindi accettare il sacrificio che si tratti di studiare per giornate intere o di impegnarsi profondamente per qualcosa. Nessuno ci regala niente, se vogliamo qualcosa di buono dobbiamo sapercelo guadagnare. La linea Jousi non nasce da un’ispirazione, ma è il frutto di tutta una serie di esperienze professionali e formative che ho fatto in passato: lo stage a Empoli, lo studio all’Isia, i progetti, il corso di taglio e cucito... Ecco tutto.

Qual è il consiglio che vorresti dare ai ragazzi più timidi e scoraggiati?

Mettere da parte l’imbarazzo e osare. Per noi giovanissimi è molto semplice, perché essendo svincolati da contratti di lavoro o vincoli di altro tipo, possiamo veramente testare le nostre abilità senza rischiare di perder nulla. Abbiamo davvero bisogno di fare esperienza per poter arrivare ad essere degli adulti con le idee chiare. E se non ci va bene una cosa, possiamo sempre buttare tutto nel cestino e ricominciare da capo con qualcosa di diverso. L’importante è non innamorarsi troppo delle proprie idee perché ciò permette di migliorarsi e volere di più da se stessi.

Cosa ti auguri per il futuro di questa linea?
Spero di ricevere una collaborazione da parte di un’azienda o di un qualsiasi soggetto, in modo da poter razionalizzare i tempi di produzione. Sta diventando davvero faticoso lavorare a mano da sola perché le richieste aumentano progressivamente.

Come vedi il tuo futuro?
Questo prodotto mi piace perché rispecchia la mia pretesa di fare tutto manualmente. Ed è proprio su questa strada che vorrei continuare. Penso che bisognerebbe riscoprire la manualità e riportarla al centro della realizzazione. Il miglior modo per farlo sarebbe favorire una collaborazione tra designer e artigiani. Da un lato è indispensabile che prima l’artigianato si svincoli dagli antiquati parametri di lavorazione e non si limiti a creare le solite statuette per i Santi. Dall’altro, che i giovani progettisti si svincolino dalle macchine e comincino a toccare con mano i materiali. In fondo i designer o progettisti non fanno nulla di nuovo se non risolvere i problemi. Hanno la capacità di capire cosa ha bisogno la gente e successivamente di progettarlo. Gli artigiani invece sono degli artisti capaci di dare all’oggetto una vera anima. Immaginate le idee di un designer e la manualità di un artigiano insieme che capolavori sarebbero capaci di fare.


Non solo creatività... Margherita dimostra di avere una preparazione ed un intelligenza davvero lodevoli. È questa in effetti la vera essenza del Made in Italy. Esibire knowledge e know-how in un solo oggetto. Qualità e funzionalità. E in quest’ottica il papillon in cartone alveolare è sì un oggetto di vanità, ma costruito con regole di massima precisione e minore spreco.
 È certo che la nostra cara Margherita non intende cullarsi sugli allori conquistati con il successo di Jousi. Lei guarda lontano e noi la incoraggiamo, sperando che un talento come questo non si fermi mai, anzi, che possa essere d’esempio a molti altri ragazzi. Non ci mancano certo le abilità in Italia, piuttosto quello che scarseggia è l’orgoglio di metterle in gioco e saperle sfruttare al meglio. Pertanto squillo di trombe e rullo di tamburi, che si facciano avanti questi giovani e mostrino al mondo il genio e la tecnica dell’homo italicus, proprio come Margherita nel suo piccolo ha fatto! 



Visita la pagina Jousi su www.facebook.com/jousihandmadepapillon/ anche su Instagram Jousi_papillon
Per richiedere il tuo papillon contatta Margherita all'indirizzo: jousi.handmade@gmail.com

2 commenti:

  1. Che figataaaa! Non conoscevo né lei né le sue creazioni!
    Innovative e davvero davvero interessanti! :)
    Vado a sbirciare la pagina Fb...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. è pazzesca! Io sto pensando di prendere quello con la stampa jungle, è bellissimo e non costa nemmeno tanto!

      Elimina