mercoledì 23 luglio 2014

Cinemaholic with Fede #7 "In ogni falso si nasconde sempre qualcosa di autentico"

Siamo a Luglio e pare Novembre. Ora, io onestamente non sono un grandissimo fan del caldo, del sudore, dell'afa, del mare e di tutte quelle parole e situazioni che si associano automaticamente al concetto di estate però anche basta con pioggia, temporali, freddo polare e tutte quelle parole che dovrebbero associate al concetto di inverno,ma che valgono anche per quest'estate di merda (e si spera solo per quest'anno!). Spero che da voi il tempo sia migliore e che vi stiate godendo l'estate, altrimenti se siete anche voi costretti a casa, oggi vi voglio proporre la recensione di un film un po' particolare, ma che merita di essere visto. Il film è La Migliore Offerta ed è del 2013. Un ottimo motivo per vedere il film è sicuramente per il regista Giuseppe Tornatore, uno dei pochi registi italiani degni di nota che ha realizzato capolavori come Nuovo Cinema Paradiso che vinse l'Oscar nel 1990 come miglior film straniero, e La leggenda del pianista sull'oceano basato su Novecento, monologo teatrale dello scrittore italiano Alessandro Baricco. Lo stile del regista è apparentemente improntato al realismo, soprattutto nelle sue prime pellicole dove comunque racconta storie dalla forte "sicilianità", in quanto Tornatore è egli stesso siciliano e dimostra un forte attaccamento alla sua terra, ma poi col film Una Pura Formalità, Tornatore opera una svolta significativa al proprio stile, mantenendo sempre saldo e forte il legame con le proprie origini ma da questo momento in poi egli si concentra su un tipo di narrazione e di storie completamente diversi, dai toni un po' surreali ma profondamente poetici. È questo il caso dell'ultima fatica di Tornatore di cui vi racconto oggi. Il protagonista del film è Virgil Oldman (interpretato da Geoffrey Rush noto soprattutto per aver interpretato Capitan Barbossa nella saga de I pirati dei Caraibi) noto battitore d'aste che, con l'aiuto del suo amico di vecchia data Billy, riesce a impossessarsi di tele di grande valore spendendo molto poco. Oldman si dimostra sin da subito un uomo che ha vissuto per anni nella solitudine votando la sua vita esclusivamente al lavoro, tormentato dall'afefobia ossia la paura del contatto fisico diretto col prossimo. Infatti Oldman indossa perennemente guanti di cui possiede infinite paia e usa fazzoletti per toccare gli oggetti. Si sfila i guanti solo per toccare le cornici dei numerosi dipinti raffiguranti donne che custodisce gelosamente in una stanza segreta della sua casa. È ossessionato dalla figura femminile, ma non ha mai avuto un rapporto vero con una donna e quei quadri rappresentano l'unico legame (seppur platonico) col sesso opposto, anche perchè Oldman stesso affermerà che "l'ammirazione che nutro per le donne è pari al timore che provo per esse."


Una mattina riceve una telefonata da parte di una ragazza che chiede insistentemente di lui. Vuole che il signor Oldman si rechi presso la villa dove la ragazza abita  per fare una valutazione dei beni contenuti al suo interno, in modo da poterli rivendere all'asta. Pretende inoltre che sia il sig. Oldman stesso a fare il sopralluogo, nessun altro. Il protagonista, dopo vari momenti di titubanza, accetta l'incarico e si reca alla villa ma capiamo già da subito che c'è qualcosa che non quadra. La ragazza, che si chiama Claire, comunica con Oldman solo tramite brevi telefonate e messaggi indiretti riportati dal custode della villa, il quale non ha mai conosciuto di persona la propria padrona( capite il surrealismo di cui vi parlavo prima?). Virgil, che è un uomo decisamente poco paziente, si sente preso in giro dal comportamento della ragazza e minaccia di recedere dall'impegno, ma a quel punto Claire inizia lentamente ad aprirsi a Virgil, rivelando vari particolari della sua vita. I suoi genitori sono morti e lei vive da 12 anni in questa villa dalla quale non riesce ad uscire a causa di una grave forma di agorafobia, ossia la paura degli spazi affollati o aperti. La ragazza non intrattiene rapporti sociali da molto tempo, escludendo il custode e Virgil con il quale inizia ad instaurare lentamente un rapporto di tenera amicizia.Un amicizia difficile da gestire sia per i continui sbalzi di umore della ragazza che esplode in improvvise invettive nei confronti di Virgil, sia perchè lui vuole portare allo scoperto la ragazza  e risolvere una situazione ai limiti dell'assurdo. Lui si reca spesso da lei per valutare le numerose opere d'arte della villa e durante uno di questi incontri(che si svolgono sistematicamente in lui seduto che compila moduli e scartoffie, e lei che parla da dietro la porta della sua camera nascosta nel muro) finge di andarsene e si nasconde per spiare la ragazza. Al secondo tentativo, si fa scoprire e scatena l'ira di Claire che gli urla di andarsene ma che alla fine lo richiama indietro e si mostra a lui consenzientemente. Da qui assistiamo al cambiamento di Virgil che si apre totalmente a Claire, rivelandole il suo amore che è contraccambiato, e seguiamo il suo percorso di corteggiamento tenero e romantico aiutato da Robert,  giovane restauratore di vecchi marchingegni al quale Virgil si era affidato per mettere insieme le parti di un antichissimo automa meccanico. E' proprio nella villa di Claire che Virgil trova disseminati, volta per volta, gli ingranaggi di questo pupazzo parlante risalente al 700. Apparentemente, sembra la storia molto surreale di un uomo alle prime armi con l'amore. L'intento di Tornatore  è ben altro e se si fa attenzione lo si capisce quasi da subito. Qualsiasi mia analisi sul film sarebbe inevitabilmente spoiler per chi non l'ha ancora visto e magari vuole vederlo, quindi mi limiterò solo a dire che questo film, pur non essendo tra i migliori di Tornatore, è uno di quei film che una volta visto ti fanno pensare: "Ma cosa ho visto io?". Tornatore costruisce un film a incastro, come gli ingraggi dell'automa che vuole riportare in vita. Andando avanti si aggiungono ulteriori tasselli alla storia e dettagli,situazioni e personaggi all'apparenza insignificanti acquistano  improvvisamente un'importanza inaspettata alla comprensione di ciò che si è visto. Sono state mosse diverse critiche al finale definito scontato e troppo infarcito di giustificazioni. Personalmente mi ha sorpreso notevolmente perchè sgretola il senso apparente che un qualsiasi spettatore abbia potuto dare al film prima di arrivare alla finale. Non c'è un intento moralistico, nè un sottotesto particolare da individuare in questa pellicola se non che la verità va oltre l'apparenza. Tecnicamente parlando, il film è realizzato con grande rigore registico e curato in ogni suo aspetto, per esempio la fotografia che rende particolarmente nelle  scene in cui Virgil sta seduto nella sua stanza segreta a rimirare la sua collezione privata di volti femminili, appartenenti ad epoche diverse, che lo scrutano e che con i loro sguardi magnetici sembrano guardare dritto negli occhi dello spettatore. Per oggi è tutto e spero sempre di avervi reso curiosi. Alla prossima recensione!


Federico.

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