lunedì 14 luglio 2014

Il Taccuino di Marilea: Storytelling urbano nel progetto di P-Stories

Abbiamo fatto un giro per la Francia e l’Inghilterra nelle scorse settimane e ci siamo avvalsi del titolo di cittadini del mondo per farlo, titolo che ognuno di noi dovrebbe sentire proprio, in questa che è l’epoca della globalizzazione e della mondializzazione.

Tuttavia un ritorno ad una dimensione più piccola e privata è sempre utile e necessario, giusto per ricordarci chi siamo e da dove veniamo, giusto per non rischiare di sentirci spaesati, perché il confronto con l’altro produce buoni frutti solo se si ha una buona conoscenza di se da offrire e arricchire. Per questo, oggi vi riporto nelle vostre case suggerendovi una pratica collettiva utile a recuperare un sano campanilismo, nella scoperta o riscoperta delle proprie origini.  L’argomento di cui tratteremo oggi si inserisce all’interno dello storytelling, cioè racconto di storie. Un ambito questo privilegiato dalla pedagogia che premia la narrazione come il miglior metodo per apprendere, perché veicola in senso epistemologico i significati della realtà. Si parte sempre da un’esperienza individuale che raccontata diventa esperienza universale nel momento in cui l’ascoltatore ne interpreta i contenuti e ne coglie i caratteri principali. Succede che quando questi contenuti sono di tipo culturale e condivisi dall’ascoltatore, il processo diventa ancora più coinvolgente e aggregante. In questi casi il racconto può consolidare la memoria, valorizzare alcuni concetti, rafforzare l’identità, veicolare idee, profilare nuove visioni. Una narrazione di questo tipo condotta in un contesto urbano si chiama appunto storytelling urbano ed è proprio l’argomento di oggi. 
Da Torino a Napoli fino a Pisticci (piccola comunità del materano), le città Italiane, grandi e piccole, si raccontano e nel farlo costruiscono nei loro quartieri bastioni letterari che marcano quella zona, le danno un carattere riconoscibile e condivisibile da tutta la comunità. Alla città tracciata con squadra e righello si contrappone una polis viva e identitaria, che pur essendo essenzialmente narrata si sovrappone a quella reale generando un ecosistema territoriale animato.
Abbiamo seguito l’ennesimo progetto di storytelling urbano che si è svolto a Pisticci, in provincia di Matera, ed è stato chiamato P-Stories, dove la P sta per Pisticci ma anche per piccole storie. Andiamo a scoprirlo meglio.



P-Stories è un progetto volto a far emergere la conoscenza del territorio attraverso storie di memoria, emozioni e visioni future. La finalità è infatti quella di dipingere il paese nelle vesti di un aedo che canta con la voce del popolo storie di vita vera.
In una serie di incontri pubblici informali la comunità pisticcese si racconta, assistendo e partecipando ad incontri organizzati, dove tutti sono invitati, giovani e anziani, individui e associazioni, basta avere qualcosa da raccontare. Il pubblico è protagonista delle storie e ambasciatore di idee. E da questo intreccio di energie, P-stories tesse una rete, inedita per questi posti, da sempre concepiti come dormienti e apatici, una rete che stesa su mappa diventa un reticolato interattivo, innovativo e affascinante. Abbiamo parlato con Luigi Vitelli, direttore artistico di P-Stories.

Come si è svolto in questo progetto lo storytelling urbano?
Abbiamo programmato una serie di appuntamenti con l’intenzione di creare animazione territoriale. L’obiettivo è stato quello di raccogliere testimonianze del posto, di modo che attraverso storie di vita vera si potesse far conoscere il territorio all’esterno e far emergere i caratteri e le peculiarità condivise all’interno. La comunità si è raccontata e si è riconosciuta nelle storie raccontate. È stato come ritrovarsi in famiglia attorno ad un focolare a raccontarsi storie. Tutto ciò ha generato familiarità, identità, e aggregazione, concetti che stanno tutti alla base di qualsiasi comunità e di cui spesso bisogna solo rendersi consapevoli. Lo scorso 11 luglio si è conclusa la serie di appuntamenti presentati come story-drink, in ognuno dei quali la collettività si è incontrata e raccontata ispirandosi ad un tema di volta in volta diverso.


Si è parlato di memoria storica, di futuro, di Green Stories e Black Stories, storie cioè riguardo la sostenibilità raggiunta e tradita, ed infine di creatività. Il progetto proseguirà nei prossimi mesi con l’organizzazione di altri incontri pubblici, passeggiate esplorative, laboratori artistici e formativi, ricerca sul campo, giochi urbani con le scuole, momenti di aggregazione, feste, eventi di piazza. La costante sarà la partecipazione della comunità di riferimento. Ogni storia raccolta sarà geo-localizzata sotto forma di contenuti digitali come audio, video, foto e testi, e formerà una mappa interattiva consultabile da tutti gli abitanti e dai viaggiatori esterni. Attualmente è stata già messa a punto una app per smartphone che consentirà una fruizione in tempo reale delle storie raccolte.

Le storie narrate sono storie d’amore per il paese, come le ha definite Luigi. Amore che ogni cittadino dovrebbe sentire e coltivare, onorando e valorizzando la madre terra che l’ha partorito e cresciuto. 

 

Ringraziamo Mina Quinto per averci fornito alcune foto e Luigi Vitelli per l'intervista. Per maggiori informazioni visita il sito http://www.pstories.it/

Nessun commento:

Posta un commento