lunedì 7 luglio 2014

Il Taccuino di Marilea: Welcome to Glastonbury Festival of Contemporary Performing Arts

Dalla Francia ad un altro Paese, e mi sembra pure il minimo, in questa estate che celebra l’incontro tra popoli e culture grazie ai mondiali di calcio. Per ora non lasciamo l’Europa e facciamo un salto in Inghilterra, dove da poco si è festeggiato il Festival di Glastonbury. Se non sapete che cos’è, passate pure a ritirare la targa di miss/mister provinciale!


Il Festival di Glastonbury, o Glastonbury Festival of Contemporary Performing Arts, se vogliamo chiamarlo con nome e cognome, è un festival di musica, danza, commedia, teatro, circo, cabaret e altre forme d’arte, che si tiene a Pilton ogni anno nell’ultimo weekend di giugno.

Quella di quest’anno può considerarsi la centesima edizione visto che fu nel 1914 che il compositore di musica classica Rutland Boughton avviò  per la prima volta a Glastonbury una scuola estiva che si esibiva spesso in concerti, lezioni e recite davanti un pubblico di Bohémien. Da lì cominciò una tradizione di festival musicali che coinvolsero la popolazione locale. L’anno ufficiale di battesimo è considerato però il 1971, quando Andrew Kerr coadiuvato da Arabella Hurchill organizzò un mega festival gratuito a carattere nazionale e arricchito da un palcoscenico costituito da un’impalcatura e un rivestimento metallico. Il Pyramid Stage come lo chiamano ancora oggi che è diventato un’icona del festival. Il festival accolse artisti di grande calibro come  David Bowie, Traffic, Fairport Convention, Quintessence, e Melanie ma anche musica, ballo, poesia, teatro, e intrattenimento leggero e spontaneo. Fu questa l’edizione considerata inaugurativa del Festival. Da quell’anno in poi infatti si organizzarono altri festival che solo a partire dagli anni ottanta assunsero una cadenza annuale e si stabilizzarono nella  Worthy Farm.
Il festival si è ripetuto negli anni, saltando qualche edizione, e portando in auge battaglie e ideologie che in qualche occasione hanno assunto i toni della manifestazione e della lotta contro la sicurezza. Ma si è anche sviluppato, predisponendo spazi sempre più grandi e attrezzati per un pubblico crescente. E gli artisti? Eccezionali, vogliamo solo menzionare Oasis, Radiohead, R.E.M, David Bowie, Paul McCartney, Rolling Stones e Coldplay, tanto per farvi fare un’idea! Don’t you think it is cool?
È nella zona campestre del Somerset che ci si incontra per questa occasione, su una superficie di 485 ettari organizzata per aree, ognuna delle quali porta avanti uno spettacolo diverso: Silver Hayes, Green Fields, Circus and Theatre fields sono le aree più frequentate. I ragazzi vi giungono in tenda o camper e soggiornano per tutti i giorni, rimanendo nella stessa area o vagabondando per tutto il parco.  Il Pyramid Stage è il palco principale, in cui si esibiscono gli artisti più famosi.


Il terreno è melmoso, il cielo quasi sempre uggioso ma questo tradizionalmente rende tutto più divertente, visto che i partecipanti vi giungono già armati di galosce e tute da combattimento per sguazzare senza paura e con nonchalance in fango e pozzanghere. Altro che beauty farm! Altro accessorio must del Festival gli occhiali fancy in perfetto stile hippy secondo il mood dominante. Nessuna negligenza sul bere, s’intende, birra, tanta birra fino a dimenticarsi del mondo fuori dalle transenne! Nel campo si possono svernare tutte le proprie esaltazioni, il clima è psichedelico, la situazione surreale e la pioggia fa soltanto da aggravante ai disturbi elettrostatici provocati dagli odori di cannabis e fumi vari vaporizzati nell’aria.
Anche quest’anno naturalmente il Festival ha aperto battenti ad una folla numerosa e esaltata di giovani: 170 000 i partecipanti, 250 euro il costo di un biglietto.  L’evento è stato condotto dal 27 giugno al 29 giugno, vantando la presenza di Arcade Fire, Lily Allen, Metallica, Robert Plant, Lana del Rey e Yoko Ono. Si sono viste anche due band italiane, i torinesi Sweet Like Society e gli M+A di Michele Ducci e Alessandro Degli Angioli. Non vergognatevi se non li conoscete, si tratta di due band che hanno avuto successo solo all’estero (il Guardian ha persino dedicato ai M+A la rubrica Band of the Week). 

Degna di nota l’opera dello street artist Banksy, di cui sotto potete vederne un’immagine.


Meno divertente è stato il lavoro a fine festeggiamenti dei volontari che si sono trovati a ripulire tutta la superficie da macerie e rifiuti lasciati dal pubblico. Eppure l’ammonimento era stato abbastanza chiaro: Love the farm leave no trace recitava lo spot di quest’anno affisso su tutta l’aria. Nonostante tutto il festival ha lasciato uno scenario inquietante e barbarico, che secondo le previsioni si riuscirà a spurgare in non meno di sei settimane.



Quello di Glansbury è un festival che unisce alla felicità della campagna inglese il modo più esaltato e giocoso di fare musica e arte. È per questo, forse, che gli si può perdonare tutto. 


Marilea

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