mercoledì 3 settembre 2014

Cinemaholic with Fede #9 - Recensione di Thriller del regista lucano Giuseppe Marco Albano

Questo post è stato aggiornato il 11/05/2015

La pellicola si è aggiudicata il premio David di Donatello 2015  nella categoria Cortometraggi.

Ciao ragazzuoli, vi sono mancato? Spero di si, almeno un pochino. È iniziato Settembre ed è come se fosse il primo mese dell'anno, idealmente si ricomincia con la routine o ci si butta in nuove esperienze. Ovviamente ricominciamo anche noi a scrivere e in questo numero di "ritorno dalle vacanze" voglio dare spazio ad un giovane aspirante regista del Sud perché è bene che si parli non solo di Spielberg o Tarantino, ma anche di coloro che su modello di questi grandi inseguono la loro passione per il cinema. Il regista in questione è il giovanissimo lucano Giuseppe Marco Albano, di Bernalda nella provincia di Matera. Ha realizzato diversi cortometraggi tra cui "Il Cappellino", presentato in festival italiani ed internazionali e finalista del noto Giffoni Film Festival che si svolge nell'omonima città. Nel 2010 è di nuovo finalista al Giffoni col corto "XIE ZI" come unico cortometraggio italiano, e nell'autunno dello stesso anno è candidato col suo terzo corto "Stand By Me" alla cinquina dei David di Donatello 2011 come Miglior Cortometraggio Italiano. Tra i riconoscimenti che ha ottenuto bisogna citare il Nastro D'Argento 2012 e il Premio Troisi come regista emergente italiano. Insomma, un ragazzo che nonostante la giovane età può già vantare una serie di esperienze di tutto rispetto e che farebbero invidia a qualunque altro aspirante filmaker o regista. La sua ultima fatica è il corto "Thriller" e se vi viene in mente il celeberrimo successo di Michael Jackson non state sbagliando.


Il protagonista è  Michele (interpretato dal giovane Danilo Esposito e che ricorda molto il giovane Jackson) un ragazzino di 14 anni il cui idolo è per l'appunto Michael Jackson e che passa il tempo ad ascoltare le sue canzoni e ad improvvisare moonwalk, tra gli applausi dei compagni di classe e i rimproveri della mamma. Il suo sogno nel cassetto è diventare un eccezionale ballerino come il suo idolo e per questo vuole partecipare a un provino per poter entrare in una nota trasmissione televisiva a Roma e far avverare i proprio desideri. Purtroppo il suo sogno rischia di essere infranto perchè il padre, che aveva promesso di accompagnarlo, deve partecipare alla mobilitazione contro la chiusura della fabbrica dove questo lavora insieme al fratello più grande di Michele. La fabbrica non è altro che la tanto discussa ILVA di Taranto di cui si è sentito tanto parlare. Il ragazzino vede la sua unica possibilità di entrare nell'affascinante mondo dello spettacolo distrutta in pochi secondi ma la madre lo rincuora e lo sprona a persistere perchè, come dice lei stessa, "Nessuno ti deve togliere i sogni, almeno quelli." E proprio il giorno della manifestazione, Michele stupirà tutti alla fabbrica ballando sulle note di Thriller finendo sul telegiornale e contribuendo ad attirare l'attenzione sul problema dell'ILVA, oltre al riconoscimento del suo grande talento nella danza. Sicuramente è insolito l'accostamento tra il sogno di Michele e la vicenda degli operai di Taranto, ma Albano è riuscito a mischiare queste due dimensioni apparentemente incompatibili  creando un piccolo gioiellino. Si pone in contrasto il sogno, l'infanzia spensierata ed ingenua di Michele con il mondo degli adulti, disincantati e impauriti da ciò che gli riserva il futuro, impotenti di fronte alla devastazione portata dalle fabbriche che distruggono il cielo, il mare e le persone. Particolarmente suggestivo è l'accostamento di certe immagini, come quando il padre di Michele fuma sul balcone e il fumo della sua sigaretta è seguito dall'immagine di una ciminiera fumante, l'uomo e le fabbriche che distruggono la natura ma allo stesso tempo si autodistruggono. Di fronte a questo scenario, sopravvive però il sogno di Michele perchè gli adulti non possono impedire a un bambino di essere felice. Il corto invita tutti a credere nei proprio sogni e a lottare per essi, nonostante le difficoltà che si possono presentare. La sceneggiatura, con dialoghi in dialetto tarantino, dà realismo alla vicenda e proprio l'uso del dialetto dà maggior enfasi a certe scene che non produrrebbero lo stesso effetto con i dialoghi in italiano,oltre a fornire una leggera vena comica. In sostanza, è un lavoro che vale assolutamente la pena vedere per il tema che affronta senza essere nè banale nè moralista e in maniera del tutto anticonvenzionale. Il cortometraggio è visionabile al link che trovate in basso e la password da inserire è angelo

Per oggi è tutto, vi aspetto mercoledi prossimo!

Federico.

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