mercoledì 17 settembre 2014

Cinemaholic with Fede #11 Colpa delle stelle

Ciao a tutti,come ve la passate? Io meravigliosamente dopo aver dato il penultimo esame. Ora mi concedo questa breve parentesi di ozio che tanto amo, anche se presto riprenderà anche per me la solita e devastante routine tipica della vita di uno studente laureando e questo significa tirocinio, tesi, magagne varie con le segreterie universitarie e tante altre belle cose. Tuttavia, anche se solo per fare un esame, è stato bello (e sono convinto che lo sarà sempre anche quando me ne sarà andato via) tornare a Firenze. Ormai sento questa città quasi come una seconda casa e mi dispiace pensare che tra un paio di mesi dovrò lasciarla, ma so che mi rimarrà sempre nel cuore. Bhè, ora basta fare il sentimentalista...anzi forse è meglio di no, perché  come avrete capito dal titolo oggi voglio recensire un film che sta spopolando  nelle sale cinematografiche internazionali e che ha riscosso tantissimo successo ossia Colpa delle Stelle (in inglese The Fault in our Stars). E' tratto da un best seller, il sesto romanzo dello scrittore John Green, è primo in classifica da due settimane, e ha incassato 300 milioni di dollari quando realizzarlo è costato 12 milioni... ed è anche il film più twittato del 2014!



Sono sicuro che molti di voi già saranno corsi al cinema a vederlo e già conoscono la storia, ma spenderò comunque due paroline per raccontarvi grossomodo la vicenda. La protagonista è la giovane Hazel Grace Lancaster (interpretata da una carinissima Shailene Woodley che dopo aver letto il romanzo ne è rimasta folgorata e ha scritto al regista chiedendogli di poter interpretare un ruolo anche minuscolo nel film, ottenendo poi il ruolo di protagonista. Pensate che culo) 17 anni, affetta da un cancro alla tiroide da quando ne aveva 13. Il cancro degenera in metastasi polmonari, ma la ragazzina sopravvive grazie ad un farmaco sperimentale. La ragazza è perfettamente consapevole della sua condizione, sa che comunque quel mostro che si porta dentro (di cui parla tranquillamente scherzandoci anche su) potrebbe portarsela via da un momento all'altro e per questo mostra da subito un carattere realista, di una con i piedi per terra ma un pò cinica. Hazel però si sente sola e guarda spesso alle coppiette di ragazzi della sua età pensando a come potrebbe essere bello stare con qualcuno, ma il suo carattere forgiato dalla malattia la riporta subito alla realtà perchè secondo lei non potrebbe mai legarsi a nessuno senza poi farlo soffrire inevitabilmente per via della malattia. La madre di Hazel inizia a pensare che la figlia sia depressa e quindi la costringe, con grandissima riluttanza di lei, a frequentare un gruppo di sostegno formato da chi è sopravvissuto al cancro. Qui grazie a Isaac (Nat Wolff) conosce Augustus "Gus" Waters (Ansel Elgort) ex giocatore di basket al quale hanno amputato una gamba sempre per via di un cancro. Tra di loro è letteralmente "love at first sight" e Gus inizia subito il suo sfrenato corteggiamento nei confronti delle ragazza, dal canto suo un po' perplessa ma in fin dei conti affascinata dai modi buffi e dalle concezioni del ragazzo che ripete spesso di voler fare qualcosa di grande nella sua vita così che gli altri possano ricordarlo. I due iniziano a stringere questa forte amicizia, e Hazel confessa a Gus che le piacerebbe incontrare l'autore del suo libro preferito "Un'Afflizione Imperiale" perché il libro finisce con una frase tronca e Hazel è curiosa di sapere cosa ne è stato dei personaggi dopo la fine del libro. Gus si ingegna in ogni modo per realizzare il suo desiderio, contatta l'assistente di Peter Van Houten (un magistrale William Dafoe) per farsi inoltrare le mail allo scrittore stesso, col quale inizia una fitta corrispondenza, alla fine Gus riuscirà ad organizzare un viaggio per far volare Hazel ad Amsterdam, dove Van Houten vive, per incontrarlo e chiedergli tutto quello che ha sempre voluto sapere sul libro. Hazel però ha una ricaduta prima di partire e i medici la persuadono a non partire. Cerca inoltre di allontanare Gus per non ferirlo ulteriormente, ma alla fine si riprende e i suoi genitori decidono di farla partire con Gus accompagnati dalla madre di Hazel. Non andrò oltre anche perché mi sembra abbastanza. Premetto di averlo visto ieri sera al cinema con un'amica e che ero incuriosito quanto basta, dato che è un film che ha avuto un forte riscontro mediatico. Non mi vergogno a dire che dopo mezz'ora che era iniziato il film ho avuto un colpo di sonno e questo perchè il genere romantico non è esattamente il mio prediletto, li  trovo di una banalità disarmante sotto qualsiasi punto di vista e questo film, nonostante si fosse posto in modo "soft" di fronte a un argomento delicato come i malati di cancro, sembrava solo una mediocre variazione sul tema dell'amore meraviglioso ma destinato a non durare. Inoltre non aiuta secondo me, o almeno quelli che non sono molto affini al genere e che hanno bisogno di diversi stimoli per catalizzarne l'attenzione, la staticità della trama nella prima parte nel film dove non succede nulla di entusiasmante. Secondo me il film si risolleva a partire dal momento del viaggio (che è tra parentesi il momento in cui mi sono svegliato e ho riacquistato interesse dopo essermi fatto spiegare cos'era successo nei miei 15 minuti di pisolino). Le scene ad Amsterdam sono molto belle, dalla cena nel ristorante dove Gus si dichiara palesemente a Hazel o nella casa di Anna Frank dove Hazel è costretta a farsi, con grande fatica, diverse rampe di scale prima di giungere nella soffitta dove lei e Gus si daranno il loro primo bacio (seguito dall'applauso totalmente gratuito degli altri visitatori e che fa molto cinema). Una cosa che mi ha colpito è come è stata trattata tutta la storia e le sue tematiche. Hazel e Gus sono due normalissimi ragazzi che vivono una bellissima storia d'amore, accomunati dal fatto di essere malati terminali. Il film rende umana al 100% la condizione della malattia, non perchè non lo sia ma perchè ce li mostra come esseri umani a tutto tondo. Il fatto di esser malati non impedisce a questi ragazzi di vivere come meglio possono la loro vita e di amarsi nonostante tutto. Gus fa una metafora meravigliosa all'inizio del film, mettendosi in bocca una sigaretta senza accenderla. E' una metafora del cancro stesso, ti tieni vicino la cosa che ti fa male ma non le dai il potere concreto di distruggerti. L'alchimia fra i protagonisti è palpabile, difficile non empatizzare con loro: lei con quei  tenerissimi occhi da cerbiatta e lui con quel suo sorrisetto a metà fra l'impacciato e il seducente, non a caso la coppia è stata premiata per ben 2 volte ai Teen Choice Awards, sia nella categoria Choice Movie Chemistry e sia nella categoria Miglior Bacio. Premi tutti e due meritatissimi.


Anche la performance di Willem Dafoe è notevole e ci offre il ritratto di uno scrittore alcolista, cinico, deluso dalla vita che si rifiuta di rispondere alle domande dei ragazzi, non concependo il motivo per cui sono cosi desiderosi di saperne di più perchè in fin dei conti si tratta solo di un libro. Ci sono diverse opinioni sul film: molti adulti hanno insistito sul fatto che il film sia una grande commercialata, un'opera creata ad hoc per incassare al botteghino e fabbricare lacrime e a pensarci non hanno tutti torti visto che comunque si tratta di una storia a presa immediata sul target al quale si rivolge ossia i teenager che, sul pianeta Terra, non sono pochissimi. Questi ultimi hanno replicato che gli adulti non dovrebbero prendersi la briga di sparare a zero e criticare sentimenti e situazioni dai quali sono anagraficamente lontani. Io mi pongo a metà tra queste due fazioni. Penso che sì, è comunque un altro prodotto sfornato dal marketing cinematografico perchè non credo che quando abbiano deciso di fare un film tratto da un bestseller/caso editoriale non abbiano pensato al grande guadagno che ne sarebbe derivato. In ogni caso, non mi sento di ridurre un film tutto sommato bello e godibile ad una mera macchina per arricchire le industrie cinematografiche, o almeno non in questo caso. Di sicuro Colpa delle stelle ha aperto la strada ad un nuovo sottogenere cinematografico ispirato alla sick lit, abbreviativo di sick literature che è un filone narrativo dove gli adolescenti affrontano malattie incurabili, depressioni e drammi vari spesso intrecciati con i temi più consetuamente adolescenziali dell'amore e dell'amicizia. Temi tutti affrontati in questo film che per il suo modo di porsi e di descrivere con poesia, ironia e a volte anche crudeltà  i risvolti di una vita adolescenziale infestata dallo spettro del cancro sa conquistare anche i più reticenti come me.

Alla prossima recensione!

Federico.

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