giovedì 25 settembre 2014

Cooking with Crista #12 - 1950, Dining in the past

In questo caso il Cooking with Crista non è adatto, direi. Questo post è dedicato a un "Cooking for Crista". Pagando, s'intende. Arriverà il giorno in cui mi arriveranno le scorte di cibi aggratisss da ognidove. Cara Maci attendimi, sarà guerra su Instagram!!!
Insomma come bentornata a me, Aspirante Bionda ma convinta mora, vi racconterò di un'esperienza gastronomica condivisa con l'Aspirante Biondo in persona. Che culo!


In un fortunatamente tiepido pomeriggio settembrino i due amici/aspiranti escono per fa' na girathina nel centro di Firenze, ammirando i turisti tonti che ingorgano vicoli e piazze, i loro visi esterrefatti dalla magnificenza del Rinascimento, le loro macchine fotografiche con cui ci compreresti una casa, le loro mise coraggiose. Gira che ti rigira si va a finire a magnà.

Un appuntamento dovuto, e rimandato per impegni improcrastinabili (leggi qui), già da giugno. Si, perché noi aspiranti biondi agli eventi mondani fiorentini non si manca mai! Tranne che all'inaugurazione, tanto attesa in città, di questo ristorante.

1950. American Diner è il primo ristorante americano, totally States 1950, a Firenze (qui). Con tre sedi sparse per la Toscana (Calenzano, Pontedera e Forte dei Marmi) i fifties approdano nell'atmosfera cinquecentesca fiorentina all'inizio dell'estate.


L'ambiente è supercolorato, superdecorato in stile '50 con cimeli originali sparsi per ogni parete del locale, pavimenti a scacchi B/N che lasciano stretti corridoi, tra i tavoli e le panche in pelle, poco consoni al volteggiare delle carinissime cameriere sui pattini. Musica di sottofondo... pare l'abbia messa Fonzie al juke-box di Arnold's! (anche se... forse perchè sabato e il locale era stracolmo, era percettibile appena).


Accolti da una ragazza gentile e carina, una pin up bon ton "de noartri", che ci ha fatto accomodare in un minuscolo tavolino, scomodo perché in mezzo... ma vabbè, era sabato e c'era anche la coda all'entrata. Nella nostra solita sfortuna di ubicazione, la fortuna di essere solo in due e di entrare subito. 

Un'occhiata al menu (disponibile sul sito) e sono piacevolmente sorpresa dal fatto che alcuni piatti sono disponibili anche nella versione gluten free, con eccezioni persino vegane. Il menu è vastissimo, troppo, quasi da confondersi. Dagli hambugers superconditi, ai tipici Dishes americani, alle specialità messicane, e poi bagels, wraps, insalate, sandwiches, dolci... insomma vario ma anche troppo.


Ordiniamo un antipasto Nachos con chili di carne (6,50 €), non sono male, darei un 5... ma vivo con una messicana, sono molto critica di natura e nel contempo magnanima. Fate un po' voi.
Io prendo una coca piccola (2,50 €) e "il Blond" una media (3,50 €), più una bottiglia d'acqua (della "cannella", 2,00 €... azz!) . E quasi non centra più nulla sul tavolo, (servizio al tavolo 1,50 € a cranio). Arrivano il mio Baconcheeseburger (9,50 €) e il Twister del "boss" (8,50 €) nei tipici cestini (greasy, e non mi riferisco al film!) che vediamo nei film, insieme alle patatine. Boh! forse si saranno sbagliati col menu baby, ma le mie patatine erano a spirale!!! A parte la foglia morta di insalata nel mio panino, "un po'" di condensa sul fondo del cartoccio (vi risparmio la foto, ma ce l'ho!!!) e il bacon non pervenuto, la carne sapeva di carne. E non è poco.
Il panino col wurstelone del Blond dice che "l'era bono". Ma la sua espressione diceva "Cristì co' chell co' stong' a pagà è bon!".




Tristezza quando arriva il tizio delle rose... no, anche qui! Ma dico... c'hai visti? Che gliela regalo io la rosa al Blond? Suvvia!

Non contenti delle millanta calorie ordiniamo un Dessert Postries: Blackout cheesecake (5,50 €). Bella si... alta, dall'aspetto godurioso, peccato per quel retrogusto di merendina trancio all'albicocca/cioccolato marca "bohmacostano1euro". Comunque riguardo il menu... il 99% dei dolci sono prodotti surgelati. Ah beh! 


Riassunto della serata: caos, cibo "'nzomma" e prezzi altini (i conti sono presto fatti!), che non sia contemplato dal Galateo perché a quei tempi Monsignor Della Casa non si faceva i selfies, ma sul tavolo non centrava neanche lo smartphone, insomma... essere foodblogger non è facile. Ma questa è solo la mia modesta opinione riguardo un'esperienza.
Sono una criticona, lo so, mi dicono che sono pretenziosa e che osservo e noto anche i piccoli dettagli ma, come cita sempre una mia amica "lavoro, guadagno, spendo, pretendo".
Mi riservo di ritornarci in un giorno infrasettimanale per confermare o smentire. E voi sarete i primi a sapere se il pienone possa giustificare la mediocrità del cibo di un locale "in". 

Un caro saluto al personale, cortese e disponibile, e alla cameriera per la foto.



Per oggi è tutto. Che non me ne voglia nessuno.
Peace, Love & Rock'n Roll!!!

Crista

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