lunedì 29 settembre 2014

Il Taccuino di Marilea: Basilicata inesplorata

Basilicata “bellezza inesplorata”, recita un famoso singolo della band bernaldese La Krikka Reggae intitolato Lucania (che potete ascoltare qui se non lo conoscete). Tanto per rimanere in perfetto accordo con quel viaggiatore tedesco, di nome Karl Wilhelm Schnars, che già a metà Ottocento aveva definito la regione “la terra incognita”, riportando sul suo diario impressioni e scoperte di una terra tanto sconosciuta quanto affascinante. Prima di lui, solo il giornalista Cesare Malpica si era espresso in maniera più aggiornata, narrando sul suo diario di viaggio il glorioso passato della regione: la Lucania, aveva detto, “è una terra che ha tanti tesori sulla superficie e tanti altri in grembo”.


Posizionata al centro del Mediterraneo, e quindi, crocevia di popoli e culture, fertile e rigogliosa com’era, questa regione è stata in tempi antichi una terra felice e benamata. Era appartenuta agli Enotri che l’avevano fatta prosperare al centro del loro regno, finché sono arrivati i Greci, che con i templi, l’agorà, i teatri e i saperi avevano surclassato il sostrato enotrio. Da allora fino ai nostri oggi, il periodo post-coloniale ha segnato la storia di queste terre con il templio di Apollo, l’agorà e la necropoli di Metapontum, il fantasma di Pitagora, che proprio qui è vissuto e morto, e i resti di Heraclea. È bastato tutto ciò ad assegnare al popolo la maternità greca. È bastato tutto ciò a sotterrare le tracce di un passato più antico.
Ma il passato, come si sa, è come un magma che bolle sotto terra e non si raffredda mai, al contrario, aspetta di trovare uno sbocco per emergere e invadere il presente. E questo è quello che ha permesso il professor Denti e la sua troupe di archeologi dell’Università di Rennes, che da ben dodici anni opera in Basilicata e precisamente nel sito Incoronata, a pochi kilometri dalla costa ionica, per far emergere le vere radici di queste terre. Perchè partire dalla Francia per venire a scavare qui? Perchè la Basilicata ha conservato preziosissime tracce di presenza umana risalenti al neolitico e precisamente all’età del bronzo, in aree vicine ai fiumi o sulle alture. E il sito dell’Incoronata per il fatto di essere un’altura in prossimità del fiume Basento, si è presentato da subito idoneo ad operazioni di ricognizione archeologica, avallate successivamente dal ritrovamento di vasi e prodotti in ceramica antichi.
I primi studi su questo sito furono condotti nel 1969 dal professore Orlandini, a cui seguirono negli anni successivi altri studi condotti in maniera interrotta. È stato il professor Denti, undici anni fa a riaprire “il caso Incoronata” con l’obiettivo di indagare sulla presenza di popolazioni indigene pre coloniali e sulla fase di occupazione e post-colonizzazione greca. L’analisi del dato archeologico rinvenuto sul sito ha fatto subito emergere la coesistenza di elementi indigeni e greci, il che ha fatto pensare ad un’azione di colonizzazione pacifica e non bellicosa, come tradizionalmente intesa, in perfetta coerenza con i risultati ottenuti dallo studio di altri contesti archeologici mediterranei coevi. In poche parole, dal sito Incoronata viene fuori che gli amici Greci sarebbero approdati nel VII secolo sul posto e avrebbero avviato un incruento processo di integrazione con le popolazioni autoctone che ha permesso di fondere e arricchire le due culture, secondo modalità da cui noi moderni abbiamo solo da apprendere. Nel corso degli anni, i diversi rinvenimenti hanno anche permesso di abozzare un modello societario dell’epoca: in particolare il recupero di una fornace e di numerosi vasi e prodotti in argilla ha configurato l’insediamento come un importante centro di produzione e lavorazione dell’argilla; così come la presenza di ceramiche rituali ha permesso di individuare uno spazio destinato al culto. Infine, la cinta muraria emersa dagli ultimi scavi, incoraggia l’ipotesi per cui sull’area sarebbe sorta un’acropoli, successivamente sotterrata per conservarne l’eterno ricordo, secondo una pratica di obliterazione storicamente riconosciuta. 


Qualsiasi ipotesi potrà essere accertata dal lavoro che la troupe francese eseguirà nei prossimi anni. C’è di sicuro che se le ipotesi avanzate saranno ulteriormente confermate dalle prossime campagne di scavo, il sito Incoronata potrà consegnare alla Basilicata un importante primato: quello di possedere uno spazio enotrio risalente ad una fase, quella proto-coloniale dell’età del Ferro, tanto antica quanto quasi del tutto scomparsa. Altro che petrolio! La fortuna della regione sembra proprio che sia tutt'altra.
L’augurio di tutti è quello di vedere messi al sicuro i risultati ottenuti dalla ricerca archeologica, di modo da non permettere alla negligenza e al vandalismo di disperdere le tracce di una civiltà tanto antica quanto importante per comprendere la storia e la vera ricchezza di queste terre.                                

Marilea Laviola

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