lunedì 17 novembre 2014

Il Taccuino di Marilea: Matera 2019 Capitale Europea della Cultura

C’è una città nel mondo che conserva orgogliosamente le tracce delle sue origini più antiche, come cimeli di un’eredità preziosa e inviolabile. C’è una città nel mondo in cui la pietra non è dura e fredda ma protettiva e calda, tanto da diventare casa per gli uomini. C’è una città nel mondo in cui è ancora possibile sentire per le strade l’odore del pane, perché l’aria è pulita ed il pane profuma di grano. In questa città il tempo è scandito dal suono delle campane e non dai ritmi incalzanti dell’economia. La criminalità quasi non esiste e si vive così bene da rifiutare collegamenti con l’esterno. Non ci sono stazioni. Non ci sono porti, né aeroporti. Questa città non è lo scenario di una fiaba, né di un film. Lo è stata diverse volte in film come Il vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini, Cristo si è fermato ad Eboli di Francesco Rosi, Del perduto amore di Michele Placido. Ma prima di tutto questa città è un posto reale, da sempre oggetto di soggezioni, ora finalmente soggetto delle sue fortune con la candidatura a Capitale della Cultura Europea 2019. Di quale città stiamo parlando? Di Matera naturalmente.


Matera è una delle città più antiche al mondo: conserva infatti i segni di tutti i periodi storici che vanno dal momento in cui l’uomo ci mise per la prima volta piede, nel Paleolitico, all’età romana, per passare alle varie fasi di dominio longobardo, saraceno, bizantino, normanno, aragonese,.. fino all’età del brigantaggio post-unitario e poi ai nostri giorni.
Città storicamente sottoposta a dominio e asservimento, Matera, che, sebbene si sia trascinata negli anni un’arretratezza economica e tecnologica regressa, è riuscita sempre a conservare un pittoresco “scudo urbanistico”, che continua tutt'oggi a farne la sua fortuna: si tratta delle grotte scavate nel tufo, tra il Sasso Barisano e il Sasso Caveoso, spigolose e squadrate, poste le une sopra le altre, senza simmetria né organicità, che a guardarle da lontano creano un gioco di profondità e luce da togliere il fiato. Per tutte queste qualità storiche, artistiche e paesaggistiche Matera ha costruito con il passare degli anni un’immagine di se che la avvicina alla Allegoria del buon governo di Michelangelo Lorenzetti: si tratta di una città felice, in cui regna il benessere e tendenzialmente orientata all’autosufficienza e allo sfruttamento delle risorse agricole.  “La prima volta che l'ho vista, ho perso la testa, perché era semplicemente perfetta” aveva affermato Mel Gibson prima di girarci il film The passion. Tuttavia quella di Matera rimane appare ancora oggi una bellezza “dolente” come l’aveva definita Carlo Levi, come dolente è stato il percorso di sviluppo all’altezza delle proprie risorse.
Nel 1993 Matera fu inserita nelle liste dell’UNESCO. Quasi vent’anni dopo, ha presentato la sua proposta di candidatura a capitale europea insieme ad altre città italiane come Caserta, Palermo, L’Aquila, Siracusa e Venezia. Di tutte queste, una giuria composta da sei esperti scelti dal Governo Italiano, ed altri sette scelti dalle Istituzioni europee, nel 2012 ha selezionato una lista più ristretta conservando il nome della città insieme a quello di Lecce, Perugia, Ravenna, Cagliari e Siena. Superata la fase di preselezione, queste città hanno poi elaborato un programma in base al quale la Giuria ha effettuato un’ulteriore selezione e designato un candidato finale da raccomandare al consiglio dei Ministri Europei: Matera appunto. La commissione europea, approvata la proposta lo scorso ottobre, proclamerà ufficialmente la città Capitale Europea della Cultura 2019 a maggio del 2015., insieme alla città bulgara di Plovdiv.
Tutti i paesi europei candidano a turno le proprie città. Prima di Matera, altre città italiane avevano ottenuto lo stesso titolo: Firenze nel 1986, Bologna nel 2000 e Genova nel 2004. La novità di quest’anno per l’Italia consiste nel portare sotto i riflettori europei una realtà urbana medio-piccola, in passato sottovalutata e disistimata (qualcuno l’aveva addirittura definita la vergogna nazionale) per lo scarso sviluppo economico e l’alto livello di analfabetismo registrato dalla città nel periodo immediatamente successivo all’unificazione. E tuttavia è stato proprio a partire da questo sentimento di inferiorità non meritato, che la città ha saputo raccogliere le sue energie, sfruttare e valorizzare le risorse inespresse radicate sul territorio e adattarle agli strumenti tecnologici moderni e ai bisogni latenti di innovazione e sviluppo. 

Ora che la città si è aperta una finestra sul mondo, si preparano ad arrivare grandi folle di stranieri che potranno essere gestiti attraverso forme di turismo mirato e sostenibile, non indifferente all’ambiente. Naturalmente tutto ciò non andrà a limitare le ricadute economiche, che si stimano quanto mai inedite per questo posto. Il programma stilato dalla città a sostegno della candidatura prevede una serie di restauri, recuperi, proposte progettuali del tutto allettanti, che coinvolgeranno i cittadini e l’amministrazione, seguendo una logica d’operato sostenibile ed efficiente. La virtuosità del progetto e la qualità dei prodotti proposti hanno determinato la scelta di presentare questa città come un modello da seguire per tutta l’Europa.


Nell’ultimo secolo il mondo ha subito un processo evolutivo ultraveloce, che sembra aver premiato solo chi è riuscito a sostenere il suo ritmo. Tutto ciò ha comportato l’affermazione di un modello vincente e quindi dominante, che oggi sembra però non generare più entusiasmi perché “consumato” e asettico. È in questo contesto  che città come Matera emergono per mettere al servizio dell’umanità dei valori inediti e preziosi. Sono i valori della bellezza e della cultura, dell’etica e della storia, dell’arte e del rispetto per l’ambiente. È in questo contesto che il cosiddetto milieu locale, spesso ignorato dalle politiche economiche, batte i modelli scontati e artefatti e reca a un vero profitto alla comunità che lo mette a disposizione e alla comunità che ne viene a conoscenza.

L’identità di un popolo, il patrimonio che conserva e le peculiarità che detiene, sono le uniche vere risorse da condividere con il mondo, in quanto prodotti non riproducibili altrove e quindi esclusivi, capaci di generare attrazione e di promuovere l’incontro tra culture. Non l’omologazione ad un modello straniero. L’esperienza di Matera, da centro anonimo a capitale europea, è l’esperienza che potrebbe fare qualsiasi altro territorio. Un’esperienza di scoperta che dovrebbe fare chiunque.

Marilea

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