mercoledì 25 febbraio 2015

Cinemaholic with Fede #22 And the Oscar goes to...Birdman!

Come sono abbastanza sicuro voi sappiate, lo scorso 22 febbraio si è tenuta, al Dolby Theatre di Los Angeles, l'ottantasettesima edizione della cerimonia degli Oscar. C'erano diversi film in lizza, tutti abbastanza meritevoli da accaparrarsi l'ambita statuetta (che Di Caprio  a quanto pare non avrà mai in questa vita). Alla fine ha meritatamente trionfato Birdman del regista messicano Alejandro Gonzalez Inarritu che aveva 9 candidature e alla fine ha portato a casa la statuetta per Miglior film, Miglior regia, Miglior sceneggiatura originale e Miglior fotografia.




Birdman è incentrato sul personaggio,interpretato da Michael Keaton, Riggan Thompson che è un attore decaduto diventato famoso per aver vestito i panni del supereroe alato Birdman  e nonostante abbia smesso di girare altri film della saga, il personaggio sembra essere sempre presente nella sua vita come una sorta di ombra che aleggia su di lui e che gli sussurra all'orecchio cos'è giusto e cos'è sbagliato. Per scrollarsi di dosso l'immagine che ha costruito su di sé, Riggan vuole allestire a Broadway uno spettacolo teatrale basato su un'opera dello scrittore Raymond Carver, quindi un progetto ben lontano dal mondo dei supereroi e degli effetti speciali. A rendere complicato e travagliato l'allestimento dello spettacolo saranno le tensioni e gli attriti tra Riggan e il cast molto disfunzionale da lui scelto, formato da Mike Shiner (Edward Norton) un attore arrogante ma talentuoso che partecipa solo perché l'occasione sarebbe un trampolino sicuro per la sua carriera, Lesley (Naomi Watts) giovane attrice frustrata che sta con Mike e che ha sempre sognato di sfondare a Broadway ma si sente inadeguata e Laura (Andrea Riseborough) che intrattiene una relazione con Riggan da due anni. Riggan si trova anche a dover fare i conti con la figlia Sam (Emma Stone) dopo che questa è uscita da un periodo di rehab poiché tossicodipendente. Il rapporto tra i due è molto instabile e tormentato perché Sam accusa il padre di essere stato poco presente nella sua vita. Il problema più grande per Riggan però è mettere a tacere il proprio ego, rappresentato dal personaggio di Birdman la cui voce, che egli sente dentro la sua testa, lo spinge sempre di più ad abbandonare il teatro per tornare a fare blockbuster.



Birdman si è guadagnato meritatamente l'Oscar perché è un film quasi perfetto, quasi perché la perfezione a mio parere non esiste. È il frutto di un arguto e sapiente compromesso tra realtà e surrealtà (non fantasia che è cosa ben diversa) e affronta in maniera intelligente tematiche significative come l'ego dell'uomo, l'ambizione degli artisti che si sentono tali ma che sono costretti a confrontarsi con la realtà tutt'altro che aderente alle loro aspettative, e soprattutto l'esigenza delle persone di essere ricordati per qualcosa, essere popolari, "diventare virali" dice lo stesso Riggan. Lui non porta a teatro l'adattamento del testo di Carver con l'intento di creare per la prima volta in vita sua un'opera d'arte, non lo fa per ambizione ma vuole farlo esclusivamente per soddisfare la propria sete di fama, risollevarsi dal baratro in cui è caduto per spiccare di nuovo il volo. Attraverso Riggan, il regista commenta la società contemporanea, responsabile del "genocidio culturale" in corso per cui nessuno è interessato alla bellissima esperienza di andare a teatro o leggere un bel libro, ma nell'era della globalizzazione siamo cresciuti abituandoci ad avere tutto e subito. Il film è tutta una satira sulla società odierna ed è pieno di riferimenti a personaggi e prodotti dello star system americano, tra cui la citazione di The Avengers e un riferimento comico a Justin Bieber. L'interpretazione e la scelta di Keaton come attore azzeccatissima, anche per il sottile parallelismo tra cinema e realtà in quanto sia Riggan che Keaton sono rimasti legati contro la propria volontà ai personaggi che hanno interpretato sullo schermo, il primo con Birdman e l'altro col Batman di Tim Burton (1992).

Il film, a livello tecnico, è un tripudio di virtuosismi a partire dall'uso quasi esclusivo del piano sequenza. Il piano sequenza è una particolare inquadratura che arriva a coprire, senza stacchi, l'intera sequenza di un film e dura diversi minuti rispetto a una normale. Questo permette di seguire con continuità quello che succede nel film senza interruzioni di scena e il risultato è che il film sia un flusso ininterrotto di coscienza, la cinepresa non è statica ma è viva, come se fosse un essere vivente che esplora indisturbato il teatro in cui si svolgono le prove dello spettacolo e lo spettatore tende ad identificare il proprio sguardo con quello offerto dal vagare apparentemente insensato della cinepresa. Il ritmo è serrato ed incalzante soprattutto nelle scene in cui c'è Riggan, accompagnate da un costante rullo di batteria. Ci sono rari momenti di distensione e lirismo anche grazie alla scelta sapiente di musiche preesistenti oltre a quelle composte per il film, tra queste un bellissimo movimento della Quinta Sinfonia di Tchaikovsky. In sostanza un film pieno di ambizioni, come ambizioso è il suo protagonista e che sorprende con un finale ad effetto. Quale? Guardate il film e lo scoprirete. Alla prossima recensione!

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