giovedì 5 marzo 2015

"Artisti si nasce!" intervista a Valerio Porru, l'arte tra denuncia sociale e provocazione.

Valerio Porru, artista contemporaneo, cagliaritano e fiorentino d'adozione, ha scelto di condividere con noi de l'Aspirante Biondo i segreti della sua arte.

All rights reserved to Valerio Porru

In un freddo pomeriggio di febbraio ci ospita nella sua casa di Firenze dove, oltre all'intervista e ad un buon bicchiere di birra, ci concede la possibilità di ammirare dal vivo i suoi dipinti sparsi per tutta la casa. Basta che un semplice appartamento venga abitato da una persona talentuosa come Valerio Porru ed ecco una pinacoteca che inizia a scombussolarti l'animo appena varchi la soglia. Si, perché l'arte di Valerio arriva forte, non usa convenevoli per trasmetterti il suo messaggio e per emozionarti. Valerio Porru per noi è dissacrazione, irriverenza, visione, eclettismo, utopia, realismo intellettuale, incanto, magnetismo e genio.

Ed ecco come Valerio si è raccontato.

Il tuo percorso formativo è stato dettato dal tuo talento? Quando hai capito che l'arte sarebbe stata il tuo futuro?
Fin da piccolo ho iniziato ad avere il desiderio e il piacere di riprodurre, disegnare e ricopiare gli oggetti che mi circondavano. Poi ho scelto di seguire un percorso formativo con una pittrice, in Sardegna: un livello tecnico eccellente che nel privato metteva a disposizione della sua pittura metafisica e surrealista. Il suo lavoro era impeccabile, bello e metodicamente perfetto e da lei ho imparato le tecniche della pittura e del disegno. La osservavo mentre dipingeva al cavalletto, mentre mescolava i colori, carpendo le tecniche per le sfumature, la scelta dei pennelli... Ho imparato i trucchi e i segreti della pittura ad olio, acquerello, acrilici, l'uso dei materiali.
Ho strappato e distrutto tele per il nervosismo di non riuscire a riprodurre una determinata tecnica e questa cosa mi irritava tantissimo. Ho perso tanti di quei disegni per la rabbia di raggiungere la perfezione, disegni che adesso mi farebbe piacere riguardare.

Cercavi la perfezione?
All'inizio cercavo la perfezione nel riprodurre un'immagine esattamente com'era, cioè l'estremo figurativo, il realismo, l'iperrealismo. E, invece, oggi, è una cosa che sto cercando ancora di eliminare. Quelle basi tecniche mi ritornano ogni volta che provo a schematizzare e minimizzare un'immagine, magari rendendola astratta, ma in ogni caso mia.

Come è continuato il tuo percorso di studi?
Mi sono iscritto al Liceo Artistico che per me è stato solo “allenamento”. Tutte le nozioni che mi venivano insegnate erano già mie dal percorso che avevo fatto con la pittrice; per cui le tecniche, l'anatomia, la riproduzione di gessi piuttosto che il disegno dal vero con modelle sono state, appunto, esercitazioni. L'esperienza scolastica mi ha aiutato a fare pratica ma a livello d'insegnamento è stato molto più formativo il percorso intrapreso con la pittrice, non perché ci fossero delle vere e proprie lezioni ma perché vedevo, osservavo dal vivo come lavorava realmente un pittore. Ho lavorato per una decina d'anni in teatro, in Sardegna, affiancando scenografi e architetti, e questo mi ha formato aiutando il mio percorso artistico, arricchendolo notevolmente.
Poi mi sono iscritto all'Accademia delle Belle Arti di Firenze ma dopo un anno ho abbandonato perché la formazione era un prosieguo di quello che facevo al Liceo, un percorso che rimaneva dentro i canoni accademici. Per esempio, i disegni che presentavo erano fuori da questi canoni: modelle sfatte, sproporzionate, deformi, avvolte da rettili,... cose che non erano accettate in Accademia, con tanto di professori che mi dicevano “questo non è quello che vedi”. Insomma, l'Accademia non era semplicemente quello che cercavo perché quel percorso lo avevo fatto e volevo andare oltre, dipingere a modo mio. Così mi sono iscritto in una facoltà che potesse darmi uno sbocco lavorativo, visti i tempi.

Quindi la scuola non riesce a tirare fuori l'artista ma si limita a fornire delle linee guida su come gestire una determinata forma d'arte?
Credo che se si hanno delle buone basi la scuola possa essere una buona palestra per esercitarsi e riprodurre, riprodurre e riprodurre. Non credo che dia la vera libertà di espressione ad un artista. Almeno, nel mio caso è stato così.

Artisti si nasce o si diventa?
Artisti si nasce. Essere artista è un modo di pensare che devi avere nell'indole per poter arrivare al “pensiero artistico”. Chiunque può pensare di trasformare un oggetto e farlo diventare qualcos'altro o trasformare un pensiero facendolo diventare altro  o sa pensare a quell'oggetto come a un oggetto artistico. Ma non tutti lo sanno trasformare in arte.

Cos'è per te l'arte?
Uno stato mentale. Un modo di pensare.

Si può dire che sei un artista a 360°: pittura, street art, installazioni, teatro. Perché l'arte contemporanea?
Perché l'arte contemporanea si stacca da quelli che sono i canoni normali dell'arte. Tende ad allontanarsi da questi e ti dà la possibilità di spaziare su qualsiasi concetto a prescindere dalla tecnica. L'arte contemporanea è più libera. 

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Hai scelto Firenze come punto di partenza per la tua arte. I grandi classici dell'arte rinascimentale, che in questa città si trovano in ogni angolo e non solo nei musei, ti sono mai stati d'ispirazione?
Più che i pittori è la location che mi ispira. Forse è l'architettura di Firenze quello che considero, altre cose non mi arrivano. L'aria che si respira a Firenze. Firenze come città artistica e culturale mi ha ispirato ma mi ha anche tagliato le gambe, ti può stimolare ma non ti dà l'opportunità di portare avanti un qualcosa che non sia legato all'arte rinascimentale. Firenze non da spazio all'arte contemporanea. L'unica possibilità è legata ad un'élite che non dà l'occasione ai giovani artisti di emergere. Oltre a questo discorso c'è quello del mercato fermo su un certo tipo di richiesta, legato all'arte moderna.

Cosa si potrebbe fare per incentivare lo sviluppo creativo contemporaneo ed avvicinare il pubblico a quest'arte?
Ci vorrebbero più spazi, più eventi dedicati all'arte contemporanea. Eventi gratuiti, fruibili da tutti; portare l'arte per strada con gallerie a cielo aperto dove chiunque si possa avvicinare e conoscere l'arte. Uscire fuori dal sistema della galleria famosa che continua il suo giro chiuso.

Firenze non è più la culla dell'arte rinascimentale fucina di artisti?
No, Firenze si culla su quell'arte e vive di rendita.

Quale città europea, e italiana, sta facendo qualcosa per l'arte contemporanea?
Sicuramente Berlino. La città tedesca è un'ottima vetrina per un artista contemporaneo. Poi Londra, capitale dell'arte contemporanea anche se anche lì c'è un discorso elitario non indifferente e dove ci sono gli artisti più pagati al mondo. In Italia, ad esempio, le Marche si sono date da fare per il contemporaneo, organizzando festival all'aperto e uscendo dal contesto galleria, investendo sui giovani artisti e creando nuovi spazi.

Guardando le tue opere ci ha molto colpito il tuo raffigurare simboli della religione cattolica. Paradosso, provocazione o blasfemia?
Sicuramente provocazione, e anche blasfemia. La serie di quadri intitolati Bondage Church è nata a seguito dello scandalo “pedofilia” all'interno della Chiesa. Ho voluto raffigurare appunto, nel primo quadro della serie, un prete con una maschera in lattice,  il simbolo delle pratiche sessuali estreme, il bondage. Ho scelto il prete perché era la figura cattolica simbolo di protezione, quella figura che dovrebbe darti sicurezza, la guida, che si trasforma in realtà nell'essere più spregevole, un uomo che può arrivare a pensare ad una pratica sessuale estrema con un bambino. Poi dal prete arrivo direttamente all'icona cattolica, al Cristo crocefisso, per rendere la denuncia e la mia provocazione più forti, estendendola a tutto il sistema Chiesa. Non c'è paradosso qui, parliamo di realtà.

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Nero. Immagini macabre. Mutazioni genetiche. Dipingi il soqquadro psicologico di questo nuovo millennio?
Si, si può vedere anche così. In realtà rappresento quelli che possono essere i difetti di questa società in questi tempi appunto, per mostrare e porre l'attenzione su un qualcosa che bisognerebbe cambiare. Nel mio lavoro affronto dei temi vari, religione, natura, uomo, per denunciare uno stato di cose con il quale non sono d'accordo.
Le mutazioni genetiche di cui parli non sono altro che ciò che accade. E' l'immaginario di un'epoca post nucleare in cui si mischiano le razze facendo nascere dei mostri a causa di residui nucleari, uranio, .... Rappresento, enfatizzando, i danni che l'uomo causa alla natura.

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Cadaveri nell'Arno. Installazione. Firenze 2011
Il messaggio è molto evidente e comprensibile. Il progetto è stato sviluppato in concomitanza con il Referendum sul Nucleare, e il mio modo di protestare è stato quello di gettare dei finti cadaveri nel fiume, vittime di un'epoca nucleare. Una denuncia forte ad un giorno dal referendum.

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 Jellyfish. Installazione. Ancona 2011
Installazione presentata a Portonovo, nel corso di un festival all'aria aperta, dove rappresentavo delle meduse volanti in un mondo animale immaginario. Era una cosa che aveva a che fare più che la scenografia che con la voglia di esprimere un concetto vero e proprio.

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Plancton. Installazione. Ancona 2013
In quell'occasione la mostra aveva un tema: l'irrinunciabile. E la mia visione di irrinunciabile è stato il plancton. Ho pensato all'esemplare di vita più piccolo che può sembrare insignificante ma senza il quale non esisterebbe nient'altro, in quanto il microrganismo è l'inizio di tutto. 

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Tre parole per descrivere l'arte per Valerio Porru.
Sfogo. Comunicazione. Ricerca.

Progetti futuri?
Ho in preparazione una mostra che racchiuderà le ricerche fatte negli ultimi anni in diverse forme artistiche: installazioni, video, tele... insomma ci sarà un po' di tutto, qui a Firenze. 


E con Valerio Porru ci vedremo a questa sua personale a cui siamo impazienti di partecipare, lasciandoci trasportare dai suoi deliri artistici.

Contacts:

Crista 

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