giovedì 12 marzo 2015

Cinemaholic with Fede #22 Tutti qui galleggiano - IT tra film horror e romanzo pedagogico

Oggi ho voglia di raccontarvi di lui. Si, proprio lui. IT il pagliaccio, che ha terrorizzato intere generazioni di bambini e che ha mandato in bancarotta i circhi e vorrei ben vedere. Dopo aver visto un esemplare del genere è comprensibile che uno inizi a guardare i clown con un certo sospetto e a tenersene accuratamente alla larga. Ma IT è più di un semplice filmettino dell'orrore. È tratto dal romanzo di Stephen King, scritto negli anni '80 e in un periodo non proprio florido per lo scrittore, avendo sviluppato una seria dipendenza da alcool e droghe a seguito della morte della madre. Tuttavia, King è riuscito a creare un'opera monumentale (il romanzo, che ho letto, è composto da 1240 pagine) che si sviluppa per gran parte della storia come un racconto puramente horror ma che in realtà potrebbe più essere visto come un romanzo di formazione, che racconta della crescita dei suoi protagonisti e sull'importanza dell'unione per superare i problemi e le difficoltà.

Dal romanzo di King è stata ricavata, nel 1990, una miniserie televisiva di due parti diretta da Tommy Lee Wallace e la parte di IT (che nel film ha prevalentemente le sembianze di un pagliaccio) fu assegnata all'attore Tim Curry, già presente nel The Rocky Horror Picture Show. La storia si snoda su due archi temporali distinti: uno quello del 1960, che racconta l'infanzia dei protagonisti e del loro primo scontro con IT e l'altro quello del 1990, quando l'essere ritorna e i protagonisti, ormai cresciuti, si ritrovano nuovamente per distruggerlo una volta per tutte.


It è una creatura demoniaca eterna, di origine aliena, atterrata diverso tempo prima dello svolgimento dei fatti nella cittadina di Derry nel Maine. La creatura si risveglia ogni 30 anni secondo un preciso ciclo e va a caccia di bambini per divorarli. Non ha un aspetto preciso semplicemente perché ha il potere di prendere la forma delle paure più profonde di ogni individuo, anche se solitamente appare come un clown chiamato Pennywise. Con questo aspetto, il mostro adesca il piccolo George Denbrough detto Georgie che sta cercando di recuperare la sua barchetta di carta finita in un tombino e da qui IT lo avvicina a sè e lo uccide brutalmente (nel libro gli stacca il braccio sinistro, dettaglio chiaramente omesso perché troppo crudo). La scena è topica, famosa proprio per aver inquietato gli animi di milioni di bambini (e perché no, anche adulti) ed aver completamente stravolto l'immagine del pagliaccio simpatico e affabile, di una figura che dovrebbe ispirare comicità e bontà ma che qui incarna il male puro.







Nessuno è a conoscenza dell'esistenza del mostro, ad eccezione di sette ragazzini a cui IT è apparso. Abbiamo Bill Denbrough, fratello maggiore di Georgie ucciso dalla creatura e affetto da una tremenda balbuzie, Ben Hanscom che è il ragazzo più grasso della scuola e per questo vittima prediletta degli scherzi dei coetanei, Richie Tozier dal carattere impertinente e con la battuta sempre pronta, Eddie Kaspbrak ossessionato dalle cure di una madre iperprotettiva e terrorizzato dalle malattie e dalla solitudine, Stan Uris di origine ebraica e profondamente razionale e riflessivo per la sua età, Mike Hanlon che è l'unico ragazzino di colore che vive a Derry e infine Beverly Marsh, unica ragazza del gruppo dotata di grande bellezza e di una infallibile mira con la fionda. Questi ragazzi formano il cosiddetto gruppo dei Perdenti e insieme lottano, oltre che con IT, anche con i bulli della scuola capitanati da Henry Bowers, ragazzino dagli atteggiamenti prepotenti e arroganti. La creatura si mostrerà più volte ai ragazzi e sotto le più disparate forme nel tentativo di scoraggiarli dal loro progetto di fermarlo, ma la banda studia un piano e si reca nelle fogne dove IT risiede per ucciderlo ma finiranno per scontrarsi anche col trio di bulletti, desiderosi di fargliela pagare dopo aver perso con loro una battaglia a sassate. Gli scagnozzi di Henry però verranno uccisi dal mostro, mentre quest'ultimo riuscirà a fuggire dalle fogne ma sarà arrestato perché creduto colpevole degli omicidi commessi in realtà da IT. I Perdenti nel frattempo attuano un rito per esorcizzare la paura ed impedire al mostro di avere la meglio su di loro e Stan rischia quasi di essere catturato ma viene salvato in extremis dal piccolo Eddie che spruzza al mostro la sua medicina per l'asma, in realtà un placebo di acqua e canfora, causando lo scioglimento di una parte della sua maschera da pagliaccio. Infine, è Beverly a dare il colpo di grazia a IT lanciando con la sua fionda dei proiettili d'argento (che sono in realtà dei semplici orecchini) che feriscono gravemente IT costringendolo a fuggire in una tubatura. Alla fine della battaglia i ragazzi fanno un patto: se mai IT un giorno fosse tornato, sarebbero tornati anche loro e lo avrebbero combattuto ancora tutti insieme. Trent'anni dopo la sua sconfitta, IT ritorna per placare la sua sete di sangue e ad accorgersene è Mike, l'unico dei ragazzi (ormai adulti) che non ha lasciato la città e sarà lui a mettersi in contatto con ognuno dei suoi vecchi amici che nel frattempo hanno preso strade molto diverse ma che si ritroveranno a tornare sull'unico e vecchio sentiero verso Derry al fine di rispettare l'antico patto e sconfiggere il male una volta per tutte.


Il libro di King, come ho già accennato prima, non è un semplice romanzo horror perché l'autore affronta dei temi che diventeranno delle costanti della maggior parte della sua produzione: i mostri del passato (metaforici e non) che tornano a tormentare risvegliando una memoria sopita, quanto i traumi subiti durante l'infanzia possano condizionare la nostra vita adulta, l'orrore e la violenza occultati da una falsa maschera di felicità e l'ipocrisia e la meschinità che si celano dietro la facciata di una ridente cittadina quale Derry sembra e tutti questi motivi sono maggiormente percepibili nel romanzo che nella miniserie dove non sono stati sviluppati adeguatamente. Infatti la versione per il piccolo schermo è stata fortemente criticata per la sua scarsa aderenza col romanzo originale ma ciò era dovuto sia al fatto che non sarebbe stato possibile riprodurre fedelmente il libro data la sua complessità e la sua lunghezza, sia per la presenza di scene e situazioni molto forti, ma ciò che emerge maggiormente dal libro rispetto al film è la capacità di King di riuscire a descrivere così realisticamente e profondamente i personali drammi infantili che ognuno dei piccoli protagonisti vive, i turbamenti psicologici, il rapporto disfunzionale con la famiglia, il peso del ricordo e del senso di colpa ma soprattutto il forte spirito di gruppo che anima i Perdenti. C'è una frase del romanzo che mi colpì molto quando la lessi per la prima volta e che riassume in pieno la concezione e l'importanza dell'amicizia per King, specialmente in It:



"Forse non esistono nemmeno amici buoni o cattivi, forse ci sono solo amici, persone che prendono le tue parti quando stai male e che ti aiutano a non sentirti solo. Forse per un amico vale sempre la pena avere paura e sperare e vivere. Forse vale anche la pena persino morire per lui, se così ha da essere. Niente amici buoni. Niente amici cattivi. Persone e basta che vuoi avere vicino, persone con le quali hai bisogno di essere; persone che hanno costruito la loro dimora nel tuo cuore."



Possiamo quindi considerare It più una storia sulla crescita interiore, sull'innocenza e sull'amicizia vera, quella che non cambia a distanza di anni. Insomma, quelle persone sulle quali si può sempre contare nel bene e nel male. 




Federico.

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