mercoledì 29 aprile 2015

Cinemaholic with Fede #26 Recensione di Allacciate le Cinture di Ferzan Ozpetek

Che vita grama ragazzi. Ultimamente l'universo sembra prenderci gusto a farmene capitare di tutti colori, senza contare che sono sotto tesi e sto traslocando! Ma io non demordo ed eccomi qua a scrivere per voi. Oggi vi propongo un film che ho visto l'anno scorso e che contrariamente alle mie aspettative mi aveva molto colpito. Si tratta di Allacciate le cinture del regista turco ma naturalizzato italiano Ferzan Ozpetek. Il fim vede nel cast la bella e brava Kasia Smutniak nel ruolo della protagonista Elena, l'ex tronista Francesco Arca nel ruolo di Antonio e Filippo Schiccitano nel ruolo di Fabio.



Siamo a Lecce, nel 2000. Elena, che lavora come cameriera in un bar, è alla fermata dell'autobus e si scontra in maniera piuttosto accesa con un ragazzo irascibile e prepotente. Scoprirà dopo poco che si tratta di Antonio, il nuovo fidanzato della sua migliore amica Silvia. La sua entrata in scena causerà screzi all'interno del gruppetto formato appunto da Elena, Silvia e il loro amico gay Fabio proprio per l'essere rude di Antonio, oltre alle sue tendenze spiccatamente omofobe e razziste. Elena e Fabio sono molto legati(anche perché Fabio, in passato, si era innamorato del fratello di Elena, morto annegato e la sua scomparsa lo aveva avvicinato molto alla ragazza) e insieme vogliono rilevare una ex pompa di benzina per trasformarla in un bar che gestiranno loro. Nel frattempo Antonio inizia a frequentare spesso il bar dove lavora Elena, con la scusa di venire a trovare Silvia. Nonostante le personalità contrastanti, il rapporto tra i due si intensifica e Antonio arriva a confessarle di soffrire di dislessia. L'attrazione fisica tra i due è innegabile e infatti finiranno a fare all'ammore nell'officina di Antonio. Da quel momento i due continueranno a frequentarsi, trascorrendo ad esempio una splendida giornata al mare  ignorando le chiamate dei rispettivi fidanzati ossia Silvia e Giorgio.

Quando Elena porta Antonio a vedere la stazione di rifornimento destinata a diventare bar, un flashforward ci porta a fare un salto temporale di 13 anni: il progetto di Elena e Fabio è andato in porto, oltre che amici sono diventati soci d'affari e infatti si sta festeggiando l'anniversario dell'apertura del locale.
Elena ha lasciato Giorgio  e ha sposato Antonio dal quale ha avuto 2 figli: una femmina di 10 anni e un maschietto più piccolo. Tuttavia, nonostante il matrimonio, le profonde differenze caratteriali tra i due permangono e li portano ancora a scontrarsi, sotto lo sguardo impotente dei bambini. La vita di Elena subisce un'inaspettata battuta d'arresto nel momento in cui, a seguito di un controllo casuale, le viene diagnosticato un tumore al seno. Sarà proprio la malattia che porterà Elena e Antonio a ricucire il loro rapporto e a riscoprire la fortissima passione che li aveva uniti 13 anni prima.

Pur non essendo un grandissimo fan di Ozpetek, ho apprezzato molto questo film per il modo in cui è raccontata la storia d'amore tra Elena e Antonio, perché non è una di quelle storie romantiche e ultra melense ma fatta di alti e bassi, una storia che parte da una pura attrazione fisica per evolversi poi in un rapporto profondo e raccontato molto poeticamente da Ozpetek. Notevole anche il modo in cui è raccontata la malattia di Elena che rimane comunque un personaggio forte senza scadere nel patetismo che è sempre dietro l'angolo quando si affrontano tematiche del genere e ciò è reso bene sia dal fatto che Antonio continua a trattarla sempre come la donna che ama e anche dalla presenza di personaggi secondari come Egle (Paola Minaccioni) la compagna di stanza di Elena in ospedale. Il suo personaggio, con le battute ironiche e dissacranti sulla sua condizione, smorza i toni drammatici che assume il film nella seconda parte e strappa più di un sorriso. A dire la verità sono quasi tutti i personaggi secondari a portare la giusta dose di ironia al film tra cui il simpatico duetto composto dalla madre di Elena (Carla Signoris) e l'eccentrica zia Viviana (Elena Sofia Ricci) e Maricla (interpretata da Luisa Ranieri) una parrucchiera, ex amante di Antonio. Molto buona la prova per la Smutniak che interpreta una Elena forte, sicura di sé, che non ha paura di lasciarsi guidare dall'istinto e dalle emozioni, che resiste con caparbietà al male che l'ha colpita (l'attrice ha dovuto perdere ben 8 chili per rendere credibile la malattia del suo personaggio) mentre invece Arca, pur interpretando un personaggio stereotipo come il maschio del Sud taciturno, dal fisico scultoreo ma povero di contenuti e un po' rozzo, non convince pienamente ma per il semplice fatto che viene da un ambiente diverso, la sua carriera cinematografica è iniziata da pochissimo e deve ancora lavorare molto sulle sue capacità attoriali perché non basta avere un corpo perfetto o dimagrire e ingrassare a seconda delle esigenze registiche per fare un buon lavoro. Da ricordare la colonna sonora scritta da Pasquale Catalano alla quale si aggiungono due meravigliosi brani: At Last della grande Etta James e A mano a mano di Rino Gaetano perfettamente inseriti nella narrazione. Vi lascio col trailer del film in cui è presente la canzone di Rino Gaetano. Ciao a tutti e buon primo maggio!!



Federico.

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