martedì 28 aprile 2015

Il Taccuino di Marilea - Daniele Amato, la supernova della dinastia Locati

Tutto nasce intorno al 1870 quando Luigi Locati, appassionato d’arte, apre una piccola attività artigianale dedita alla decorazione delle copertine in pelle di libri sacri. La curiosità per ciò che lo circonda e la spiccata capacità imprenditoriale, lo portano ad affiancare a questa attività anche la realizzazione di preziosi sacchettini di piccolo punto ricamati, tanto apprezzati dalle gran dame della nobiltà dell’epoca. E’ con la costruzione a mano delle cartelle per il clero però che si afferma il suo interesse per la produzione di articoli in pelle che porterà Luigi a decidere di abbandonare la strada del decoro sui libri per dedicarsi esclusivamente alla lavorazione di pelli e tessuti. Fu a partire da quel momento che il marchio Leu Locati ha marcato la strada verso il successo, pur rimanendo fisicamente una bottega d’artigiani nascosta dentro un palazzo sito nel cuore di Milano.

In questo tempio dell’artigianato, la borsa si qualifica come vera regina, anzi, la regina delle regine, se si pensa che ha attirato l’attenzione e l’apprezzamento delle più illustri teste coronate. La regina Elisabetta d’Inghilterra, Margaret di Danimarca, Lady Diana, la principessa Grace Kelly, Carolina di Monaco e molte altre ancora, hanno scelto di indossare negli eventi più eleganti e salottieri le borse disegnate e 
realizzate da questa azienda, che oggi è ormai diventata una leggenda.

La scorsa settimana ci siamo introdotti all’interno della storica sede di Leu Locati in via del Fante, adiacente Corso Italia. Varcato il portoncino, subito siamo stati travolti dall’aria di ieraticità che solo un posto del genere può trasmettere. Il nostro obiettivo era incontrare Danielerampollo di casa Locati, promessa quasi del tutto affermata della nuova generazione. Nei suoi occhi la caparbietà e l’energia di chi sa quello che vuole e come ottenerlo.
Daniele ci ha introdotto nel magico laboratorio dove vengono 
realizzati gli articoli dell’azienda. Tra il luccichio di aghi, cerniere, fibbie e la lucentezza delle pelli, mi è sembrato di essere in una miniera d’oro dove ogni operaio è capace di realizzare veri e propri capolavori d’arte. Per non parlare poi di quanto sia emozionante attraversare quei corridoi dove hanno sempre sfilato le donne più celebri, alla ricerca dell’accessorio da indossare nelle loro serate mondane. Una sensazione da far andare praticamente in sollucchero! Tra le clienti, ci racconta Daniele Amato, ci sono non solo Regine ma anche famose star del presente e del passato come Sharon Stone,Madonna, Elizabeth Taylor... E questo sarebbe bastato a saturare l’ambiance d’incanto, se non fosse stato che dall’ufficio adiacente il ruggito del cagnone di casa, (un maremmano taglia XL) ha spezzato l’idillio e ci ha fatto tremare. incanto, se non fosse stato che dall’ufficio adiacente il ruggito del cagnone di casa, (un maremmano taglia XL) ha spezzato l’idillio e ci ha fatto tremare. “Abbaia ad ogni voce nuova, per istinto protettivo” suggerisce Daniele. Ed in effetti ha tanto da proteggere. 
Nel salone dove Daniele ci accoglie per l’intervista, ci sono grandi armadi a vetrina che espongono pezzi storici dell’azienda e rievocano i fasti del glorioso passato (mai più glorioso del presente si intenda). La nuova generazione (quella di Daniele Amato) ha saputo ben tenere alta l’eccellenza, avendo ereditato più di un corredo cromosomico gravido di capacità e talento, una vera e propria filosofia di vita devota al vero artigianato made in Italy. Ogni pezzo continua ad essere realizzato interamente a mano con estrema perizia e precisione. Pensate che per un porta occhiali ricamato a piccolo punto ci vorrebbero circa 40 ore di lavoro. Lasciamo a voi immaginare le ore di lavoro necessarie per terminare una borsa.



Nel laboratorio abbiamo visto operai giovanissimi lavorare accanto ad operai esperti, fedeli alla Leu Locati  da più di mezzo secolo. Come scegliete i giovani che entrano a far parte del vostro team?
Devono semplicemente avere voglia di fare. Nient’altro. Certamente quando si è così giovani non si hanno molte competenze. Ecco perchè si deve mostrare voglia di imparare e crescere, anche a costo di sbagliare. Solo così è possibile fare esperienza e acquisire competenze. Nel nostro lavoro soprattutto, si arriva ad essere un esperto quando si è ormai alla fine della propria carriera. È paradossale, infatti solo chi è appassionato e pensa che ne valga la pena, alla fine accetta una cosa simile.

Cominciamo da una domanda classica, giusto per conoscerci meglio. Come nasce il brand Daniele Amato?
Nasce insieme a me. È sempre stato un mio desiderio. A sette anni ho cominciato ad abbozzare i miei primi disegni. Poi un nostro buyer storico ha visto il disegno del logo che mi ero creato e se ne è innamorato. Mi ha chiesto una copia e dopo una settimana mi ha portato un timbro con impresso quello stesso logo. Da lì le cose sono andate avanti velocemente: a tredici anni ho lanciato la mia prima collezione, a cui sono seguite altre. Era nato come un gioco per me, ma presto mi sono reso conto che poteva diventare una grande occasione. I clienti mi hanno apprezzato subito perchè credo che vedessero in me una garanzia di continuità rispetto alla mia famiglia.


A cinque anni hai dato Manolo Blahnik per un incapace e lui anziché offendersi ha visto in te un piccolo genio. Possiamo ufficialmente ritenerlo il tuo talent scout?
(ride) Lui mi ha trasmesso una passione: mi ha fatto capire con le sue parole il significato di una scarpa. Ecco tutto.

Hai cominciato da così piccolo a schizzare modelli, così come i bambini di solito abbozzano case e montagne. Con il passare del tempo questo continua ad essere per te un gioco?
No ovviamente perché sarebbe un gioco pericoloso. Il fatto che io sia figlio d’arte non riduce l’impegno e i sacrifici che compio quotidianamente per portare avanti e sviluppare il mio brend. Né altera la percezione che ho di me stesso. Procedo fissando sempre nuovi obiettivi e impegnandomi a raggiungerli.


Abbiamo dato un’occhiata alla collezione presentata ad AltaRoma, ispirata al
benamato romanzo di Lewis Carroll “Alice in Wonderland”. Linee leggere, colori vivaci che nell’insieme creano qualcosa di estroso. Cosa ti guida nel processo di creazione?
La mia ispirazione deriva da tutto e nulla: un sentimento, un profumo... qualsiasi cosa può far nascere in me uno stimolo. Il momento creativo è incontrollabile. Tanto è vero che in fase di creazione mi capita di annullarmi dal mondo reale e di sentirmi catapultato direttamente nel modello.

Ti hanno incoronato il più giovane designer di scarpe. Cosa suscita in te questa investitura?
Sono molto felice della considerazione che tutti hanno di me tutti. Allo stesso tempo non mi sento superiore agli altri. Credo essenzialmente di essere stato fortunato a centrare il lavoro della mia vita.

Il successo che hai acquisito con le collezioni avrà creato senza subbio una dimensione extra-ordinaria rispetto a quella che può essere l'ordinario routine di un ragazzo che va a scuola, torna a casa, fa i compiti, esce con gli amici. Come riesci a conciliari questi due mondi? 
Purtroppo ho dovuto lasciare la scuola. Ero talmente preso dalla mia passione che non
avevo concentrazione per altro. Le pagine dei miei libri erano completamente coperte da disegni di scarpe e borse. Cerco di sopperire alle lacune della scuola leggendo spesso e di tutto perché riconosco l’importanza della cultura.



Il talento è un lascia passare per il successo. Ma quanto è importante avere attorno le persone giuste?

Il talento è una cosa importante ma senza un’ adeguata squadra è veramente difficile andare avanti. Mi ritengo fortunato perché nella mia squadra ci sono prima di tutto i miei genitori che mi seguono e supportano quotidianamente.


Senza la tua famiglia, cosa sarebbe stato di te e del tuo talento?
Sicuramente sarei in una classe a soffrire. Io devo tutto ai miei genitori ed ai loro clienti. Sono stato fortunato, non posso nasconderlo. Però apprezzo gli stilisti che combattono per farsi strada da soli. A loro auguro di non arrendersi mai: perchè la bravura prima o poi ripaga.



La manualità va incoraggiato e tu che sei molto giovane, rappresenti un’importante promessa per un paese come l’Italia che storicamente ha potuto contare sull’artigianato, ma nell’ultimo tempo deve fare i conti con l’egemonia di una produzione “di fabbrica” meno costosa e più rapida. Ti chiediamo un’idea a proposito di ciò.
Noi cerchiamo sempre di non perdere il carattere artigianale dei nostri prodotti perché pensiamo che sia stata questa la vera chiave del nostro successo. Anche L’Italia dovrebbe insistere su questo primato che da sempre l’ha distinta dagli altri paesi. Purtroppo la globalizzazione mette tutto in discussione.

Quando guardi al futuro, vedi immagini nitide o c’è qualche ombra?
Diciamo che per ora non tutto è “a fuoco”. Ci sono tanti progetti nell’immediato futuro. Ma
per adesso preferisco tenere la segretezza. Mi limito a segnalare la nuova
collezione nata in collaborazione con la pellicceria Dellera di Milano, un’altra
azienda che ha creduto nel mio progetto. Il che mi rende orgoglioso.
 

Tutte le foto appartengono ai legittimi proprietari. 
Ringraziamo Daniele Amato ed il suo team per averci concesso l’intervista.

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