giovedì 4 giugno 2015

Cinemaholic with Fede #29 - Recensione de "Il racconto dei racconti" di Matteo Garrone

Oggi vi racconterò un po' di curiosità sul nuovissimo film del regista Matteo Garrone (conosciuto principalmente per aver diretto Gomorra) che ha deciso di portare sullo schermo un materiale estremamente variegato e delicato da gestire.



Il film, presentato in concorso al festival di Cannes, è un adattamento di tre fiabe contenute nel Pentamerone, anche chiamato Lo Cunto de li Cunti (appunto racconto dei racconti), una raccolta di fiabe in napoletano dell'autore campano Giambattista Basile pubblicata tra il 1634 e il 1636. La raccolta comprende 50 novelle, alcune delle quali non sono nient'altro che delle primitive e arcaiche versioni di storie arcinote e che prendono spunto proprio dalle versioni del Pentamerone: La Gatta Zezzolla è un'antenata di Cenerentola, Sole Luna e Talia è la Bella Addormentata cosi come Petrosinella è molto simile a Raperonzolo. Ma Garrone usa come fonte di ispirazione del suo film tre storie meno conosciute della raccolta ossia: La cerva fatata (anche se, paradossalmente, nel film l'animale è del tutto omesso) La vecchia scorticata e La pulce. Le tre storie sono slegate fra loro, i protagonisti di ogni racconto condividono giusto un paio di scene ma senza dialogare. 
La prima è la storia di due sovrani che non riescono ad avere un figlio ma grazie all'aiuto di un negromante e di un rimedio magico, la regina (Salma Hayek) riuscirà a rimanere incinta e svilupperà un'attaccamento morboso verso la creatura una volta cresciuto, e una profonda gelosia verso il suo migliore amico, l'uno il riflesso dell'altro. La seconda storia narra di due bruttissime vecchie che attirano le attenzioni di un re dedito a orgette e baccanali (Vincent Cassel) il quale, ignaro della bruttezza delle vecchie, tenta il possibile per conquistarle. L'ultima vede un re che indice una prova il cui vincitore avrà come premio la mano della figlia. La prova però è apparentemente impossibile, ma quando un orco si presenta al castello e riesce a superarla il re è costretto a mantenere la parola data e a dare la figlia in sposa all'orribile creatura.

Ogni storia ha un suo tema di fondo: nella prima storia la regina confonde il suo profondo desiderio di sentirsi madre e di avere un figlio da "possedere" come se fosse una proprietà esclusiva con l'amore disinteressato; nella seconda la ritrovata giovinezza della vecchia maggiore la allontana dalla sorella minore, che andrà incontro a un orribile destino nel tentativo di emularla e nella terza la solitudine di un re che arriva ad affezionarsi ad una pulce e a crescerla come se fosse un figlio e alla sua morte usarla come mezzo per imprigionare la propria giovane figlia dentro le mura del castello in modo che non si sposi e non lo lasci mai più solo. Nonostante il film si annoveri come una pellicola fantasy, si rivela essere un fantasy non nel senso standard del termine ma come sinonimo di barocco, stupefacente, visionario ma dove nei rapporti e nelle relazioni tra i personaggi intravediamo la crudezza e l'autenticità del reale. Garrone si prende diverse libertà nell'adattare le storie, tralasciando molti degli elementi fiabeschi( soprattutto nella storia della pulce) per rendere le vicende quanto più vicini alla nostra realtà, anche modernizzandole. Prendendo sempre ad esempio la storia della pulce, nel racconto di Basile la fanciulla si salva grazie a una serie di espedienti magici, mentre nel film Garrone la rende salvatrice di sé stessa, da vera principessa moderna. 

Still tratta dalla fiaba "Le Due Vecchie" 


Gli effetti speciali sono notevoli se consideriamo che si tratta di una produzione totalmente italiana e sono a cura della Makinarium, una factory anche questa 100% italiana con sede a Roma e impegnata anche in produzioni hollywoodiane. L'opera di questa società si basa su una fusione tra effetti fisici e ritocchi digitali al fine di creare creature quanto più realistiche possibile direttamente sul set del film, risparmiando sui costi e sulla post produzione. Fidatevi quando vi dico che i risultati non hanno nulla da invidiare alle produzioni americane che sfornano ogni anno pellicole del genere e soprattutto si sfata lo stereotipo del cinema italiano incapace di realizzare fantasy di qualità per mancanza di artisti abbastanza talentuosi. Il film colpisce anche per la bellezza delle location: tutti i luoghi del film si trovano in Italia e toccano diverse regioni, tra le quali cito in maniera particolare la Sicilia. In Sicilia le scene sono ambientate presso il Castello di Donnafugata nella provincia di Ragusa (castello che ho tra l'altro avuto il piacere di visitare e che consiglio a chiunque abbia intenzione di trascorrere le prossime vacanze nella zona), anche se in realtà si tratta più di una dimora nobiliare del tardo 800 dallo stile neogotico. La location è stata usata per girare gli esterni del primo racconto del film con Salma Hayek. All'interno del complesso del castello c'è anche un labirinto, anch'esso sfruttato durante le riprese per girare la scena dell'inseguimento di Elias da parte della regina.

Still tratta dalla fiaba "La Regina" 



In sostanza, Garrone colpisce con questo film che riporta in auge l'autentico spirito delle fiabe antiche e primitive, crude e violente, dalla morale esplicita e profonda, ben lontane dalle patinate versioni a cui siamo abituati (vedi Walt Disney)
. Qua sotto potete visionare il trailer del film e capire se ne vale la pena e, per quanto possa importare, vi assicuro che merita. Buon week end!


Federico.

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