lunedì 8 giugno 2015

Il Taccuino di Marilea - Tante lingue in un mondo solo

Lo sapevate che in Scandinavia ci sono più di sei modi per dire renna? E che in una lingua aborigena australiana tutti gli uomini imparentati e coetanei del padre si nominano con lo stesso nome usato per “papà”? E lo sapevate che in spagnolo c’è una forma femminile per il pronome di prima e seconda persona plurale? Ogni lingua ha un diverso modo di nominare cose, animali, persone e non solo. Nelle lingue romanze il verbo si declina aggiungendo suffissi che ne specificano il tempo in cui si compie l'azione: mangi-avo nel passato, mangi-o nel presente e mang-erò nel futuro. Altre lingue come l’Hopi, di origine indoamericana, aggiungono suffissi al verbo per esprimere non il tempo ma altri aspetti dell’azione come durata, intensità o ripetizione: roya significa “fa un giro” mentre roya-yata significa “sta ruotando”. 


Le società il più delle volte esprimono a parole quello che sentono il bisogno di nominare. Così se per noi italiani è importante esprimere riverenza con il voi, distinguendolo dal più comune e friendly tu, in America con molta più nonchalance ci si può rivolgere con you anche alla propria professoressa di matematica, magari quella che si teme di più! Certo è che qualcuno ci tiene più di noi al rispetto: i giapponesi per esempio, che ricorrono a sei suffissi diversi per distinguere altrettanti gradi di confidenza. Le differenze linguistiche più curiose si ritrovano nel diverso modo di parlare tra uomini e donne: in una lingua sud africana, l’Hlonipha, è stato scoperto che le donne sposate evitano di pronunciare le sillabe presenti nel nome del loro marito; in alternativa possono sostituirle con un suono simile o utilizzare al posto della parola una parafrasi o una frase inglese. Questa regola linguistica riflette naturalmente le regole di comportamento sociale, sottoposte ad una rigido obbligo di rispetto verso gli uomini. Secondo uno studio condotto alla fine del secolo scorso, in Europa e in Nord America la lingua maschile e femminile (se di due lingue si può trattare) si distinguono in:

- carico del discorso: gli uomini parlano più delle donne, soprattutto nei discorsi pubblici
- interruzioni: gli uomini interrompono più delle donne
- esitazione: le donne si dimostrano più insicure
- cooperazione: le donne esprimono un punto di vista più cooperativo
- complimenti: le donne tendono a ricevere e a rivolgere maggiori complimenti



Naturalmente tutti questi punti si esprimono attraverso una serie di espressioni particolari (le donne ad esempio pongono maggiormente domande indirette, a conferma del fatto che mostrano più esitazione degli uomini). Molte volte questi diversi modi di parlare tra una società e l’altra, o tra gruppi di una stessa società, danno luogo a stereotipi. "Il dialetto è una lingua inferiore", "le lingue minoritarie minacciano l’integrità di un paese" sono classici pregiudizi fondati su nulla di reale. La verità è infatti che ogni lingua è un sistema linguistico complesso e strutturato in modo da riflettere un particolare visione del mondo, una cultura ed un identità. E mantenerle in vita significa preservare la varietà e la ricchezza del genere umano. 


2 commenti:

  1. Ehi ma tu non vivi più a Firenze... aggiorna il tuo profilo ;)

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    1. Credo che Marilea abbia voluto mantenere Firenze perché una parte del suo cuore è rimasta ancora qui, ma forse la vera spiegazione dovrebbe dartela lei :)

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