giovedì 16 luglio 2015

Il Taccuino di Marilea - C'era una volta l'estate...

Ci hanno raccontato sin da bambini che l’estate comincia il 21 giugno e non dopo l’orale della maturità o al termine della sessione estiva, quando ormai è quasi agosto. Ci hanno raccontato, anche, che l’estate è la stagione delle vacanze, che si passano in riva al mare con un secchiello e una paletta o in montagna davanti una succosa fetta di anguria, in totale relax e spensieratezza. Non sembravano favolette eppure crescendo questa immagine di estate, che le maestre ci costringevano a disegnare o a raccontare ad ogni rientro, sembra essere rimasta sul foglio insieme agli entusiasmi, al brio e alla vivacità che prometteva di portare sempre con se.

Cosa facciamo ora durante l’estate? Oltre a sudare o sopportare la nevralgia da condizionatore s'intende... Ovviamente ben poco, forse per evitare di agonizzare all'aperto sotto i 40°C o forse perché non abbiamo i soldi per andare in vacanza a Formentera, chi lo sa. In città, tra asfalto, fumo e cemento è impossibile sopravvivere.  Così, come un popolo di dannati in cerca di una terra ospitale, ci fiondiamo sulla spiaggia più vicina per poterci mettere finalmente a nostro agio, al più “nudo” possibile, con i piedi in ammollo e lo sguardo rivolto verso l’immensa distesa di acqua salata, che all’orizzonte, puntualmente, richiama all’appello tutte le nostre attese, le nostre paure e i nostri desideri irraggiungibili...

L’estate, che è tra i più venerati doni della natura, è diventata un periodo transitorio, una breve pausa da lavoro per chi lavora, ma niente di nuovo se non l’aumento delle temperature per chi è in vacanza da mesi (disoccupato voglio dire). Che fine ha fatto quella stagione idilliaca che ripaga le fatiche dei nove mesi precedenti? Nemmeno i merletti e i pizzi della nuova collezione primavera/estate 2015 riescono a darle un po' di spirito? 
La sensazione è quella di sprofondare in una di quelle piazze deserte e assolate di De Chirico, dove il tempo si ferma, non ci sono sfumature né volumi, ma tinte uniformi e superfici piane. Altro che "vite alte"! I colori fluo degli scorsi anni si sono sbiaditi e le frange, che invece si sprecano, non si muovono, no, perché non c’è vento e nemmeno tanta energia.

Che cos’è dunque l’estate?


L’estate è una stato d’animo; un campo assediato dal sole, dove l’unico movimento è dato dal luccichio dell’oro del grano; un ghiacciolo da far sciogliere sotto i denti per sentire un brivido che dalla nuca percorre tutta la schiena; le voci dei bambini che giocano per strada in mutandine, fino a notte fonda; la soffitta che custodisce mobili antichi da ristrutturare e strumenti impolverati da rimettere in funzione per fare bricolage; la nuova canzone di Jovanotti, trasmessa in radio, che parla di nuvole, mare e conchiglie; lo Spritz che cala insieme al sole, all’aperitivo delle 9. L'estate è tutto ciò che si può vedere, fare e sentire solo in questi giorni di tregua, che non vanno sprecati ma succhiati fino all'ultima goccia, come con una granita al cedro. Ma noi questo ancora non l’abbiamo capito. 
E così, visto che nella colonnina il mercurio non accenna a scendere e che il sole brucia qualsiasi nostro slancio evasivo,  ci accontentiamo di indossare i nostri occhialini da sole oversize, dalle lenti scure e la montatura da star, per mascherare bene la nostra nostalgia d’estate.


Marilea!

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