giovedì 23 luglio 2015

Il Taccuino di Marilea - Tell me a story

C’è sempre una prima volta e questa per il regista Vincenzo D’Onofrio è arrivata con il nome di Tell me a story. Anche se io, personalmente, il film l'ho gradito di più dopo averlo visto la seconda volta. 

Il primo minuto del corto sembra durare un’ora o forse un istante: assistiamo direttamente alla scelta della sceneggiatura, da spettatori invisibili e apparentemente ignorati dall’autore. Che senso ha renderci tout de suite partecipi della scelta della panoramica, del sonoro e dell’inquadratura finale? Ebbene, non si tratta di un calcolo sbagliato, e non è nemmeno questione di indifferenza, in questo modo il regista vuole collocare lo spettatore direttamente dentro il corto per eleggerlo insidiosamente primo personaggio della trama. 

Si palesano subito dopo gli altri due protagonisti: una lei, naturale e cruda, tanto ingenua quanto impertinente e a tratti maliziosa; e un lui, selvaggio, rabbioso e apparentemente asettico. 

Lei gli chiede di raccontarle una storia ma lui è piuttosto riluttante e accende la prima sigaretta. 



“La storia va da sola. Io le do soltanto una forma, la modello...scrivendola”
Non sa raccontarle lui, le storie. Schiaccia metà sigaretta nel portacenere, senza finirla. Forse riuscirebbe a raccontarle una storia facendo finta di scriverla. Ma non ha nemmeno iniziata a raccontarla che il corto comincia da capo. Lei, chiede a lui di raccontarle una storia. Lui è riluttante e accende un’altra sigaretta. Prova a pensarci un po' ma la sua storia è troppo complicata. È una storia dentro un’altra storia. Un sistema di scatole cinesi in forma narrativa. Ed ecco che il corto torna di nuovo indietro finché il portacenere trabocca di cenere e cicche fumanti. Lei alla fine avrà la sua storia, ma non sarà la storia che si aspettava di ascoltare, né quella che gli spettatori si aspettano di vedere.

In un climax crescente fino a raggiungere l’esasperazione, il dialogo tra i due personaggi prosegue in un vortice di interrogativi angoscianti che, percorrendo il crinale tra finzione e realtà, finiscono col mettere in dubbio la loro stessa esistenza. Esistenze circolari, le loro, “pronte a ripetersi ancora e ancora di fronte ai loro lettori e spettatori”, come sarà evidente alla fine del racconto.
L’onnipresente aridità e nudità dell’ambientazione accentua il senso di precarietà che domina dall’inizio alla fine e raggiunge il culmine quando di tutta la scenografia non rimarrà che una parete in mezzo alle sterpaglie. Come si potrà risolvere il complicato groviglio della narrazione se non ammettendo la presenza di un autore super partes, padrone e responsabile di tutto? In questa sapiente manovra risiede la genialità di Vincenzo, quarto  e inaspettato protagonista della corto.


Perdetevi anche voi nella vertiginosa trama del corto inserendo QUI la password Laughing e fateci sapere cosa ne pensate.

Buona visione!

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