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sabato 18 luglio 2015

Il "Cuore Satellite" di Pierpaolo Mandetta, intervista al giovane scrittore campano

Dopo una lunga pausa ritorna l'angolo delle interviste bionde con un giovane scrittore nonché mio conteranneo. Ah, la mia Campania bella!

In foto: Pierpaolo Mandetta 


Pierpaolo ha 28 anni e vive nella bellissima e soleggiata Paestum. Ha frequentato la Holden di Torino e collaborato con Unico, settimanale della provincia di Salerno, e tra il 2012 e il 2014 ha pubblicato per alcune piccole edizioni. Nel gennaio 2015 avvia il progetto di racconti erotici, Aperti di Notte, che ha riscosso un grande successo sul web. È invece in pieno svolgimento la campagna promozionale di Cuore Satellite – un adorabile romanzo breve che potete acquistare sul sito ufficiale cuoresatellite.com e su tutti gli store digitali.
Spinto dalla curiosità verso il progetto e dalla promozione – geniale – sulle apps che sapete voi, ho deciso di contattarlo per fargli qualche domanda.

Come nasce Cuore Satellite?
- Ciao Biondo! Be’, Cuore Satellite nasce dal mio sogno di scrivere una commedia meridionale, lo volevo da anni, e quando i media e i social hanno cominciato a parlare di famiglia tradizionale, ho deciso che era il momento di dargli vita parlando proprio di quello.

Il protagonista del romanzo si chiama Paolo, ha 27 anni e vive nella provincia di Salerno. Possiamo considerarla una tua autobiografia sotto forma di romanzo?
- No, no. La vicinanza sta solo nel fatto che l’habitat del romanzo è la mia terra e mi ci sono solo accomodato, immedesimandomi senza problemi nel protagonista. Poi, certo, ho attinto dalla mia vita. Per esempio, alcune caricature vengono dal mio lavoro di barista, che mi permette di conoscere un sacco di gente fuori.

“Mi sono trombato così tanti uomini sposati che mi sento anche io, teneramente, parte delle famiglie tradizionali” è una delle frasi che hai utilizzato per lanciare il romanzo. Semplice provocazione o tentativo di “smascherare” l'ipocrisia di una parte della classe politica italiana e non solo?
- Chi non ha mai fatto sesso con un uomo sposato? È il cliché più antico del mondo. Lo vediamo ogni giorno. Nella provincia, poi, è come un marchio folkloristico, quasi parte delle tante tradizioni. Quegli stessi uomini che non ci accettano, con rabbia, e che di notte sono i nostri amanti.

I personaggi omosessuali dei tuoi romanzi non sono quelli che si vedono spesso sui media, infatti Paolo ritrova il suo cuore satellite grazie all'aiuto di un “orso gentile”. Secondo te la comunità gay bear non riceve l'attenzione che si merita?
- È una cosa strana. Ormai ingrassano tutti per essere orsi, i social sono intasati dal pelo, è la categoria più sexy, eppure sembra che le telecamere proprio non vogliano inquadrarli. Probabilmente perché, d’aspetto, restano i più virili, e dopo decenni per convincere la popolazione che i gay siano solo dei depravati vestiti di cuoio e senza sopracciglia, le Tv italiane non possono inquadrare un bestione in jeans e maglietta. Alle signore cattoliche esploderebbe il cervello per la confusione.

Omosessualità e omofobia. Sono sempre di più i casi di omofobia nel nostro paese, ultima in ordine di tempo l'aggressione a un giovane ragazzo di Polignano a Mare. Secondo te cosa spinge un essere umano ad odiare così tanto un suo simile?
- Mah, è un tema delicato. Le ragioni possono avere infinite radici. Lo spirito di emulazione, per esempio. Se un padre insegna al figlio a essere omofobo, quello proseguirà perché indotto a farlo fino a quando non subirà un’evoluzione, e non è detto che accada. Poi la religione, che ogni giorno plagia le menti più ignoranti e suscettibili, con questi preti che rilasciano dichiarazioni aberranti dappertutto. E, da non sottovalutare, il non accettare la propria omosessualità può creare un mostro violento e carico di odio.

Omosessualità e sud. Secondo te ci sono delle differenze nel vivere la propria sessualità in una città del Nord piuttosto che in una del Sud? Se sì, quali?
- È triste dirlo, forse passerò per qualcosa di raccapricciante come Salvini, ma il sud vive ancora di profondissima arretratezza. Ancora tantissimi ragazzi non finiscono neppure le superiori. C’è uno spaventoso ritorno di inciviltà e analfabetismo. Ci son più cellulari che diplomi, in giro. Questo per il sociale fa tanto. L’istruzione apre le porte all’umanità e alla sensibilità, e ovviamente la sua mancanza si ripercuote su aspetti anche come l’omosessualità, la cui visione è quasi medievale. Poi, ovviamente, ci son contesti che si salvano, eh. Come il mio paesello, in cui son dichiarato e non ho mai avuto alcun problema. Ma son casi isolati.

martedì 3 febbraio 2015

Intervista a Vahan Khachatryan, l'arte del fare moda.

A tutti quelli che pensano che il fashion system sia un mondo patinato. A tutti quelli che pensano che disegnare un capo sia una cosa semplice, come si faceva con Gira la Moda, quando bastava girare i cerchi concentrici, stenderci su un foglio e ricalcare con un carboncino l’abbinamento scelto. A tutti quelli che non fanno differenza tra un abito e una pochette perché li credono entrambi, accessori con cui abbellire il corpo. A tutti quelli che pensano che la moda sia solamente quella che sfila in passerella. A tutti quelli che apparire prima di tutto, poi l’essere che ben venga. Io rispondo Vahan Khachatryan, con la speranza che possano recuperare da lui un sano significato di moda.

 Chi è Vahan Khachatryan? Abbiamo provato a fare la domanda al diretto interessato e siamo rimasti sorpresi dall’umiltà con cui ci ha risposto, lui che sa bene quanto nella moda non basti avere un nome comune, ma è necessario legare a quel nome delle abilità eccezionali, una dote immensa ed uno sforzo costante.

“Il mio marchio è nato due anni fa, quando ho deciso di tornare a casa mia in Armenia. Mi sono formato in Italia ma poi ho deciso di abbandonarla, scoraggiato dall' infinito iter burocratico che avrei dovuto superare e dalla critica situazione economica di questo Paese. E poi ho pensato che a casa mi sarei sentito più rilassato. A Yerevan ho cominciato a lanciare le mie prime collezioni e a farmi conoscere fino a quando... eccomi qui! a Roma, a presentare la prima collezione pret-à-porter che sfilerà a marzo a Kiev.”

Ci dice poco di lui, da ragazzo serio e riservato, ma noi lo conosciamo bene e non intendiamo tacere su nessuna delle sue virtù. Vahan nasce a Yerevan, in Armenia, e mostra fin da piccolo uno spiccato interesse per la moda, alimentato dai colori della sua terra e dal mito di suo nonno, pittore famoso che non ha mai potuto conoscere. Decide di spostarsi a Firenze per studiare all’Accademia Italiana. Dopo il diploma lavora come fashion designer presso alcune case di moda tra cui Dolce & Gabbana. Forte della sua esperienza ritorna in Armenia, dove fonda il suo brand e lancia le sue prime collezioni. Conquista star e personaggi famosi e diventa un personaggio di spicco nella sua nazione. A Milano nel corso dell’ultima edizione del Festival della Moda Russa riceve uno special award da BoutiqueN30Milano. Ed oggi eccolo a Roma come international guest per presentare la sua collezione al progetto Room Service di Alta Roma, organizzata dalla talent scout Simonetta Gianfelici.





Abbiamo incontrato Vahan in una delle camere del Rome Marriott Grand Hotel di Via Veneto, sede prescelta dal Room Service che quest’anno giunge alla settima edizione. Sotto i riflettori il Made in Italy, declinato e coniugato nelle forme più pregiate e in modo da fondere insieme perizia artigianale e innovazione creativa. Quindici le camere dell’Hotel allestite da altrettanti stilisti emergenti. E già nei corridoi è possibile cogliere un’atmosfera intima e distesa, capace perfettamente di veicolare un’idea di rapporto diretto e familiare tra stilista e cliente. Capace di ricordarci, cioè, che Alta Moda significa sì lusso ma anche sartorialità ed esclusività. Per questo Room Service incoraggia prodotti di pregiata fattura, materiali accuratamente scelti e forme inedite, ben lontane da quella moda pop, scontata e negligente rispetto ai valori di alta qualità e competenza. Quest’anno Room Service ha deciso di premiare il design d’avanguardia russo e dei Paesi dell’ex Urss, includendo nel team di stilisti prescelti proprio Vahan Khachatryan, figura emergente del fashion system russo e giovane promessa tra le più talentuose a livello internazionale.
Vahan si ispira all’arte armena ed esprime non solo se stesso, ma la sua cultura. Recupera le miniature rinascimentali e le applica su forme e tessuti moderni e giovanili, fondendo in un solo capo passato e presente. Omaggio alla storia e omaggio all’innovazione, Vahan sostiene che la sua sia una forma di gratitudine verso un passato che gli ha permesso di essere ciò che oggi è diventato. Un passato che tutti i giovani dovrebbero riconoscere ed apprezzare.


Hai scelto di ispirarti all’arte rinascimentale armena, e proprio il Rinascimento ha fatto da cornice ai tuoi anni di formazione a Firenze. C'è anche un po' di italianità dunque nelle tue collezioni...   
Vivere a Firenze è un esperienza capace di influenzarti profondamente. Chi nasce lì e vive lì spesso perde di vista il valore supremo racchiuso in questa città. A me invece capitava ogni giorno di uscire di casa e di riflettere sulla storia, sull’arte e sui grandi valori che coglievo da tutto ciò che mi stava attorno. Credo che Firenze sia stato per me una musa a continuo tasso di conduzione. Certamente tutti gli stimoli ricevuti qui, sono riemersi nei miei disegni.

Quali differenze hai trovato tra il fashion world italiano e quello armeno?
 (Ride) Non c’è un fashion world armeno!

Questo è un periodo abbastanza critico per quanto riguarda i rapporti tra la Russia e i Paesi Europei, Italia compresa. Ciononostante la moda permette di superare le barriere politiche, ideologiche ed economiche e creare momenti di incontro e di dialogo costruttivo tra queste due culture. Lo ha dimostrato l’entusiasmo che ha accompagnato il Festival della Moda a Milano e la mostra Treasure of Armenia organizzata per Alta Roma. Quali sono le tue considerazioni in merito a ciò?
Penso che attraverso questi eventi la moda riesca a riconfermare il suo carattere universale e incorrotto. Ci sono forme d’espressione come l’arte o la letteratura, che sono prive di interessi particolari e, messe a disposizione degli altri, possono favorire crescita e progresso. La moda rientra tra queste forme d’espressione e attraverso l’incontro tra stilisti stranieri permette di valorizzare le peculiarità di ognuno.

La realizzazione di una collezione richiede moltissimo tempo ed energia. Quali sono gli step che segui per realizzare una collezione? Hai qualche rito particolare? Un porta Fortuna?
Io lavoro come tutti gli altri e non ho degli ingredienti segreti. E' il piacere che mi guida in questo lavoro, anche se spesso è molto impegnativo per me portarlo avanti. Certo è che il tutto si gioca nel momento in cui si crea in me un’ispirazione. Accade tutto nella mia testa, senza che io possa capire come. Ho capito che i viaggi e le esperienze che ho avuto sono confluiti tutti in un calderone da cui ogni tanto si sprigiona un’idea. E da lì che nascono i miei modelli. Ringrazio anche lo staff che mi accompagna in questo lavoro, dato che sarebbe impossibile per me realizzare tutto da solo. Oggi per rimanere ai margini del fashion world è necessario realizzare almeno due collezioni. Le grandi case di moda arrivano a realizzarne anche quattro. E questo per i più piccoli sarebbe un’impresa sovrumana. Ma grazie alla mia squadra riesco a mantenermi ai ritmi richiesti.

Hai realizzato abiti ed outfit per le più importanti star armene. Quale personaggio famoso italiano ti piacerebbe vestire?
L’esperienza mi porta a credere che non è l’immagine della persona che indossa un tuo modello a renderlo importante ma la gratitudine che dimostra. Ho avuto molti clienti e tra tutti questi mi ha reso felice chi mi ha mostrato maggiore riconoscenza. Perché è da li che capisci se il cliente ha apprezzato davvero la tua creazione e non la indossa per semplice apparenza. Se proprio dovessi scegliere un personaggio italiano però scelgo la modella Mariacarla Boscono, che io adoro.

martedì 16 dicembre 2014

"La Cucina della Prima Donna" intervista alla food blogger newyorchese Caroline Chirichella



Dimenticate Serena Van Der Woodsen, Carrie Brandshaw e la New York glam raccontata da Hollywood, Caroline Chirichella è una vera newyorker che sicuramente sa come vivere nella grande mela come una persona “ordinaria”... con tante passioni e sogni!
Durante la nostra chiacchierata abbiamo parlato di opera (è anche una cantate lirica!), del lifestyle italiano e inglese e, ovviamente, di una delle sue più grandi passioni che condivide con il resto del mondo attraverso il suo blog, la Cucina della Prima Donna.

Come è nato il tuo blog? È perché proprio “La cucina di prima donna”
L'idea è venuta fuori nel 2011 durante il mio primo anno in Italia, ero qui per studiare L'Opera e ho cominciato ad esplorare le mie origini italiane! Ho sempre amato il cibo, ma essere qui e fare esperienza con le persone e con la cultura e il modo di vivere, mi ha spinto a scrivere una sorta di diario sui miei diari, a pubblicare foro e viaggiare. Il nome è ispirato alla protagonista delle opere liriche e in pratica è ispirato a quello che facevo in quella fase della mia vita.

Le ricette italiane sono le protagoniste del tuo blog. Com'è nata questa tua passione per il cibo italiano?
Sono cresciuta amando il cibo e la mia famiglia ha origini Italo-Americana, quindi il cibo è sempre stato importantissimo. Mia nonna e mia mamma cucinano continuamente e quindi la mia passione è venuta fuori in modo del tutto naturale. Anche quando era piccola non volevo i giocattoli, preferivo giocare con il cibo, far finta di avere un mio ristorante e divertirmi. Ho sempre amato stare un cucina con mia nonna a guardarla mentre cucinava, e quando portava me e mio fratello al McDonald's, le dicevo sempre che preferivo la sua pasta fatta in casa e le sue cotolette!

Credi che l'italia abbia qualcosa di speciale rispetto agli altri paesi?
Beh, questa è la quarta volta che visito l'Italia e adoro il lifestyle, che non potrei mai avere a NY. Infatti quando resto qui per qualche mese e poi ritorno negli USA, è sempre difficile riabituarmi al ritmo frenetico della città che pensa solo al business mentre qui in Italia puoi prenderti il tuo tempo, stare insieme con gli amici e divertirti, è la cosa che mi piace di più del lifestyle. Un'altra mia passione è l'arte, e in una città come Firenze, è facile ammirare qualcosa di meraviglioso mentre passeggio tra le stradine, hai la possibilità di riconoscere e vedere da vicino opere che hai imparato ad ammirare solo sui libri, sotto questo punto di vista l'Italia è unica.

C'è qualche altro tipo di cucina che ti piace allo stesso livello di quella Italiana?
Io amo qualsiasi tipo di cucina! Mi piace la cinese, la messicana, spagnola, ma l'italiana è sempre stata la mia favorita da cucinare. Un'altra cucina che mi piace molto è quella dell'America del Sud, della zona del Mississipi e della Lousiana, che è molto diversa da quella italiana e proprio per questo mi diverto a combinarle e cercare le giuste contaminazioni.

Immagino che trovare ingredienti genuini nella grande mela non sia così semplice? Hai qualche negozio speciale o un mercato cittadino che preferisci? Quanto spendi per fare una “spesa italiana”?
Trovare ingredienti italiani genuini a New York è davvero difficile, e quando li trovi, sono veramente costosi. Acquisto da Eataly quando ho davvero bisogno di un ingrediente, altrimenti preferisco supportare piccoli negozi a conduzione familiare che vendono deliziose mozzarelle e della carne buonissima. C'è una piccola bottega a Williamsburg dove di solito trovo tutto quello che mi serve, è gestito da un signore e sua madre anziana che la domenica ancora prepara la parmigiana di melanzana. Adoro quel posto.

martedì 12 agosto 2014

"Settimo cielo è un piano troppo basso": Cristiano Rinaldi si racconta e svela le novità YES I AM

Photo courtesy of Cristiano Rinaldi

Abbiamo conosciuto Cristiano Rinaldi lo scorso giugno in occasione di Pitti Uomo 86 (di cui potete leggere cliccando qui) e siamo diventati grandissimi fan del progetto YES I AM che il giovane pescarese sta portando avanti in collaborazione con il fotografo di moda Johan Anastasiadis. Durante questa estate dalla temperatura bislacca, la macchina di lavoro che si nasconde dietro il marchio è rimasta attiva per lavorare alla collezione fall/winter che sarà presentata il prossimo Ottobre. Abbiamo dunque deciso di chiedere a Cristiano come precedono “i lavori” e di fare una sorta di fashion update.

Dopo il successo della collezione Summer 2014 e della capsule collection con Alberto Chessa, Yes I Am si prepara a lanciare la nuova collezione Fall/Winter.
Come hanno risposto i giovani alla collezione estiva e quanto è servito questo successo iniziale a spingerti ad andare avanti?
Inaspettatamente la collezione estiva ha riscosso un grandissimo successo, siamo ancora gasatissimi e contenti! Vendere piu di trecento swimsuit non è cosa da poco, specialmente per dei ragazzi molto giovani come noi. Ovviamente in questo felicissimo clima è stato impossibile non gettare un occhio al futuro, e infatti stiamo già lavorando a pieno ritmo per la prossima collezione. 

La collaborazione con Alberto Chessa* ha avuto un ottimo riscontro e la fantasia Emoticon che avete proposto è sicuramente uno dei trend di quest'estate. Avete intenzione di replicare l'esperienza coinvolgendo altri blogger? 
Definisco l'esperienza fatta con Alberto "inevitabile". Oltre ad essere una persona di cui ho moltissima stima, è un amico, e in più condivide anche i miei gusti e le mie idee, sarebbe stato davvero impossibile far sì che lui non ci mettesse le mani e addirittura ce le rimetta. Tuttora gli chiedo sempre qualche consiglio quando si tratta di prendere qualche decisione legata al brand, ormai fa parte della famiglia. Altre collaborazioni sicuramente ci saranno, non ne ho in programma ancora nessuna ma lascio la porta aperta alle proposte! 

*Potete leggere l'intervista realizzata ad Alberto Chessa cliccando qui. 

Yes I Am ha scelto una cover per I-Phone come simbolo del suo marchio, ma si è contraddistinta soprattutto per l'originalità e l’alta qualità dei capi. Continuano ad essere questi i principi a cui si ispira il brand o si aggiunge un’altro ingrediente? 
Assolutamente sì. Le iPhone cover sono state per noi l'elemento caratterizzante e rappresentativo del brand, ma abbiamo deciso di cambiare e presenteremo una vera e propria collezione, composta da iPhone cover ma anche da T-Shirts, Felpe, Accessori, collegati tra di loro da un'inspirazione comune.
Per noi questo è molto importante, abbiamo necessità di far capire al nostro pubblico che siamo un brand e produciamo una vera e propria collezione, non solo delle iPhone case al quale poi si abbina qualcos'altro.
Photo courtesy of Cristiano Rinaldi 
Secondo te la cover iPhone giusta può rendere un outfit più interessante oppure è indifferente? La cover fa l'outfit? 
"Bella questa domanda, anche un po' cattiva!" (ride) (cit.). Forse andrò contro i miei interessi, ma la cover non fa l'outift, piuttosto ne è un "indice". C'é chi la abbina allo smalto, chi agli accessori, personalmente amo così tanto il design Apple che non riesco a tenere una cover per troppo tempo, però quando la uso voglio che sia cool, e non per forza abbinata ai miei outfit perché altrimenti dovrei avere un armadio pieno di cover, ne cambio troppi! 


Ci puoi dare qualche anticipazione riguardo i temi principali e le fantasie che avete deciso di utilizzare per la nuova collezione? 
Tutti i dettagli saranno svelati il prossimo Ottobre con il lancio della collezione sullo store online e nei nostri rivenditori autorizzati. Posso anticipare che ritornerà a collaborare con noi Giacomo Acquadro, testimonial estivo del brand, a cui si aggiungerà un altro personaggio di fama nazionale. Per il resto... bisogna portare pazienza! 


Nel corso degli anni la moda è diventata sempre più social, un po' come tutti i settori dedicati al consumatore e al fashion world, secondo te che ruolo hanno i social nella promozione di brand giovani ed emergenti come Yes I Am? Sono assolutamente indispensabili o sono un'arma a doppio taglio? 
Assolutamente indispensabili. Sono fondamentali per i brand emergenti e aggiungo, la salvezza dei grandi marchi. In questa digital era siamo tutti piu influenzati a conoscere, e posso ammettere che l'aiuto dei social sia stato veramente il trampolino di lancio del nostro marchio e per questo devo ringraziare Giulia Parigi di Julialovesart, la mia più intima consigliera per quanto riguarda le scelte web del brand. Mi ha sempre dato delle dritte eccezionali e dei consigli molto utili, per non parlare della coordinazione dei blogger di cui si occupa in maniera eccelsa da quasi un anno. E poi Manuel Bifari, il mio Social Addicted preferito! Ne sa una più del diavolo in questo campo e mi ha sempre consigliato bene perché, a dire la verità, di click e visite non ne capisco un tubo! 

mercoledì 25 giugno 2014

intervista al fashion blogger Alberto Chessa

In occasione della presentazione della capsule collection in collaborazione con il brand Yes I Am di Cristiano Rinaldi (di cui potete leggere l'intervista cliccando qui), ho fatto qualche domanda al fashion blogger Alberto Chessa di brandnewbrand.com.  Ora, lo so che i Fritti Misti e i fashion blogger non vanno molto d'accordo ma, insomma, ogni tanto un peccato possono permetterselo anche loro, that's why Alberto ha accolto me e la mia accompagnatrice Marilea con un sorriso smagliante e ci ha salutato con il suo accento sardo, si è anche lasciato sfuggire che non conosceva il nostro blog, ma noi lo abbiamo perdonato perché anche lui è "nuovo del mestiere". Subito dopo ha risposto volentieri alle mie domande... un po' birbantelle, devo ammetterlo 

Lo swimsuit e la cover iPhone di Alberto Chessa for Yes I Am


Com'è nata la collaborazione con il marchio Yes I Am? Perché avete deciso di collaborare?
Io e Cristiano, oltre che colleghi, siamo amici quindi abbiamo pensato subito di collaborare. All'inizio avevamo un'idea completamente diversa, sono un assistente di volo, e quindi avevamo pensato di realizzare uno slip con aerei, jet e simili proprio per richiamare quella che è la mia vita, solo successivamente ci è venuta in mente l'idea delle emoticon che sono molto utilizzate dai giovani sui social come Instagram e Facebook.

courtesy of Albeche80's IG profile
Avete intenzione di proseguire con la vostra collaborazione o vi fermerete con questa sorta di capsule collection?
Io sono solo il primo di altre collaborazioni. Per l'estate abbiamo pensato al costume, per l'inverno ci sarà un altro prodotto che sarà realizzato in collaborazione con un altro blogger e così via. Le cover resteranno una costante proprio perché sono il simbolo di YES I AM.

Hai qualche consiglio da dare a chi vuole intraprendere questa strada... tortuosa?
È molto tortuosa, me ne sto rendendo conto. Secondo me deve rimanere una sorta di gioco, un passatempo, per cui comunque bisogna impegnarsi e fare le cose per bene. Un gioco fatto bene, ecco.




courtesy of Albeche80's IG profile
Chi salvi tra Filippo Flora e Filippo Cirulli di TheThreeF e Mariano di Vaio?
Mariano Di Vaio perché ormai non è più un semplice blogger, è diventato qualcos'altro.

Chi butti giù dalla torre tra Chiara Biasi e Chiara Ferragni?
Chiara Biasi perché sul suo conto ho sentito dire delle cose che non mi sono piaciute molto.

Posso scriverlo tranquillamente che ti sta antipatica?
Certo, tanto non saprà nemmeno chi sono! (ride) 

Ringrazio Alberto per la disponibilità e vi invito a seguirlo sul suo fashion blog The Brand New Brand e sui vari canali social con il nick Albeche80. Ne vale la pena, fidatevi di comare V vostro. 


Vi ricordo che potete acquistare le cover per iPhone 4s/5s e gli swimsuit di Yes I Am qui:
 http://www.yesiam.bigcartel.com/

E se qualcuno di voi ha voglia di regalarmi la cover per iPhone con le meduse che trovo toppissima, fatemelo sapere inviandomi una mail a: aspirantebiondo@gmail.com <3

Alla prossima settimana! 

Vincenzo.  

Si ringrazia Julialovesart per la collaborazione.

mercoledì 18 giugno 2014

We are 90's bitch, Intervista a Mary Tribbiani di The Pretty Wild

Courtesy of Mary's Facebook Profile

Gli anni 90 stanno tornando di moda, sarà perché degli anni '70 e '80 si è già detto tutto, sarà perché i grandi di oggi erano i giovani di quel tempo, ma sempre più attenzione viene data al ricordo dei trend e dei simboli dell'ultimo decennio del secolo scorso che tra le tante cose ci ha regalato Britney Spears, le Spice Girls, Non è La Rai, i sandali con la zeppa e il revival dei pantaloni a zampa d'elefante. Una delle prime blogger a scrivere di questi favolosi anni è stata Mary Tribbiani di The Pretty Wild che con il tempo è diventato un vero e proprio must read blog per gli appassionati del genere. Ma non solo, i post dedicati al fitness, all'alimentazione, alla musica e al fashion world fanno di TPW un blog adatto a tutti i gusti.

Com'è nata l'idea di creare The Pretty Wild?
Se parliamo della prima fase del blog, quella in cui si intitolava Single e Sbronza, era più che altro un diario personale fatto di pensieri e riflessioni su amore, relazioni, sesso.. per intenderci era un po’ come quando oggi si pubblicano aggiornamenti sui social network.
Dall’anno scorso invece ho deciso di cambiare titolo e The Pretty Wild è diventato più magazine, scrivo ancora di amore e relazioni, ma la maggior parte degli articoli sono su moda, musica, cinema, telefilm, fitness e ovviamente… anni novanta! L’idea è di renderlo una piccola Bibbia per bad girls!

Ho notato che ultimamente hai dedicato molti post riguardo ai trend degli anni '90, alla vita e alle passioni degli adolescenti di quegli anni, secondo te cos'è cambiato? Cosa hanno di diverso gli adolescenti di oggi rispetto a quelli di qualche decennio fa?
Mi piace parlare degli anni novanta perché essendo ‘recenti’ solo adesso li stiamo riscoprendo e mi piace approfondirli. Rispetto agli anni settanta/ottanta che sul web esistono community che ne parlano da anni e hanno già trattato quasi tutte le tendenze, gli anni novanta sono ancora ‘freschi’ e quindi talvolta un articolo che scrivo su un trend o un giornale di quegli anni è davvero l’unico articolo presente sul web.
Sull’adolescenza dell’epoca secondo me avere sedici anni nel ’92 sarebbe stato l’ideale. Parlo di modi di approcciare tra ragazzi e ragazze, c’era una dolcezza anche nella vita di tutti i giorni senza Internet, smartphone e altro, quando si trascorrevano interi pomeriggi chiusi in camera ad ascoltare musica dallo stereo o dal walkman e a scrivere su un diario. Quante belle abitudini si sono perse? Non ci si telefona più, si esce meno perché se devi sentire un’amica che non vedi da tanto finisci col sentirla e raccontarti tutto su Whatsapp, poi non si scrivono lettere, non si scrivono diari perché finiamo col dire le cose migliori su Facebook e Twitter… ecco questo manca, manca un sacco! La differenza tra gli adolescenti degli anni ’90 e quelli di oggi si può notare chiaramente leggendo i vecchi annunci delle riviste per teenagers. 

Courtesy of Mary's Facebook Profile
Secondo te qual è il trend degli anni '90 che dovrebbe assolutamente tornare di moda?
Se parliamo di moda, bene o male sono tornate quasi tutte le tendenze (jeans chiari a vita alta, crop top, anfibi, occhiali tondi) quindi ecco farei tornare di moda l’attitude dell’epoca come ho appena detto nella risposta precedente.

Anche Beverly Hills 90210 è un altro argomento di cui hai scritto molto, dai personaggi, ai gadget, fino ad arrivare al look dei protagonisti in ogni puntata, com'è nata questa tua passione? Lo seguivi quando veniva trasmesso in TV o il tuo interesse è nato solo successivamente?
Certo che lo seguivo anche se ero piccolissima, avevo l’album di figurine e il diario di Brenda comprato sulla spiaggia insieme a quello di Ambra! Nel febbraio del 2012 mi decisi a rivedere la serie perché fa un po’ parte di quei vecchi telefilm che siamo convinti di conoscere a memoria perché li replicano dagli anni novanta sulla Mediaset però alla fine non abbiamo mai visto proprio tutti gli episodi. Cominciando questo rewatch mi sono divertita quindi a raccogliere più informazioni e curiosità possibili! Poi colleziono anche oggetti vari (diari, quaderni, libri, plaid). Beverly Hills 90210 non è la mia serie preferita, anche se non si direbbe, però è una serie cult che ha un posto speciale nel mio cuore e inoltre offre sempre tantissimi spunti per i miei articoli!

Qual è il tuo personaggio preferito di BH90210? Quello che detesti? Perché?
Non ho un vero e proprio personaggio preferito, per anni ho amato Kelly però poi l’anno scorso di punto in bianco mi sono ritrovata a preferire Dylan con Brenda.
A conti fatti, ora che ho venticinque anni, posso dire di essermi ritrovata in Brenda. Lei che è un po’ la pecora nera della casa e si vede sempre affiancata da questo fratello che invece sembra un santo perché lavora fin da piccolo, si compra l’auto da solo, diventa addirittura per un periodo attore quando era Brenda l’attrice di casa. Lei che si chiude in camera per giorni interi ad ascoltare Losing nmy religion a pensare Dylan che l’ha lasciata per Kelly. Mi sono affezionata tanto a Brenda quando nella quarta serie affronta il fallimento del college, lei che fa progetti, si trasferisce e sogna grandi cose poi si sente fuori posto, a disagio e torna a casa a testa bassa. Ecco sì è decisamente lei quella che preferisco.

Per quanto riguarda il personaggio che detesto non c’è uno in particolare perché pure la cattiva di turno, Valerie, ha il suo perché! Forse qualche guest star che ora non ricordo..

Dai tuoi post è evidente la tua passione per i telefilm, ci consigli due telefilm da 
guardare quest'estate? Perchè?
Ne consiglierei duemila! Però ecco guarderei vecchi telefilm replicati da sempre in estate come Baywatch, poi ci aggiungo un Twin Peaks che è un cult dell’epoca, ovviamente fossi in voi mi procurerei tutti gli episodi di Beverly Hills 90210 e Melrose Place. E se volete trovare un guru allora Due uomini e mezzo dove Charlie Sheen è una religione! Ah DeejayTv sta replicando Felicity, lo consiglio vivamente ;)

mercoledì 11 giugno 2014

Telefilm che passione, intervista ai ragazzi di Subspedia! (seconda parte)

Questo post è stato aggiornato il 25/10/2015 

credits to subspedia.weebly.com
Dopo la prima parte (che potete leggere cliccando qui) ecco la seconda parte della nostra intervista con i ragazzi di Subspedia a.k.a. i nostri spacciatori preferiti di sottotitoli! 

Secondo voi perchè le serie TV made in USA hanno così tanto successo? Che cosa hanno in più rispetto a quelle che in Italia vengono definite fiction?

Fawed - Tralasciando il mio “oddio, SERIAMENTE?!” iniziale, cercherò di dare una spiegazione. Innanzitutto, è innegabile il fatto che una delle culture dominanti dal secondo dopoguerra ad oggi sia quella americana, quindi direi che già questo aiuta. Se poi si analizza la qualità del prodotto, ultimamente anche noi italiani siamo diventati decisamente più raffinati in fatto di gusti: se prima macinavamo qualsiasi “scarto di produzione” arrivasse dagli States, oggi sappiamo riconoscere una buona serie da una scadente, basti pensare al successo di serie come Game of Thrones o Breaking Bad (e della mia cucciola tanto amata, The Newsroom, anche se ancora rimane un prodotto “di nicchia”). Non va poi sottovalutata la quantità di canali che producono serie TV. Se in Italia abbiamo essenzialmente tre blocchi (Rai, Mediaset, SKY), ed è inutile che mi esprima per dire quale dei tre produca le serie di qualità migliore, oltreoceano hanno un numero di canali in chiaro e via cavo nettamente superiore, offrendo quindi un quantitativo di telefilm che non è quasi paragonabile al nostro. Però, lasciatemi spezzare una lancia anche in favore dei nostri vicini d’oltremanica, che con la loro televisione pubblica riescono a tirare fuori storie che non brilleranno magari per effetti speciali o lavoro di post-produzione, ma di certo sanno appassionare lo spettatore raccontando storie che coprono i temi più differenti… e non soltanto le vite dei santi o il ruolo della mafia in Italia, così, tanto per dire…

Avete mai avuto problemi con le varie agenzie che si occupano del doppiaggio dei telefilm di cui voi rilasciate i sottotitoli praticamente in contemporanea con gli USA? Domanda scottante, lo sappiamo, ma noi de L'Aspirante Biondo siamo curiosi.
MQamar - Nessuna agenzia di doppiaggio ha ancora reclamato nulla, ma ricordo di una polemica scattata dopo che un traduttore di professione aveva letto un nostro post nel sito dal titolo “cercasi traduttori”. Evidentemente quando ho scritto quel post avevo usato le parole sbagliate, perché avevo specificato che tradurre per noi doveva essere considerato un semplice hobby (in quanto nessuno ci paga nulla per quello che facciamo), e questo ragazzo ci aveva accusati di minare alla credibilità e alla serietà della professione del traduttore, incitando a tradurre gratis. In più sosteneva che non avevamo il diritto di usare la parola “traduttori” in quanto non tutti i subber di Subspedia sono effettivamente laureati in traduzione. Inutile dire che non avevamo assolutamente intenzione di mancare di rispetto né tanto meno di offendere l'intera categoria dei traduttori professionisti, ma questo traduttore se l'era presa tantissimo e aveva pubblicato la sua polemica in ogni dove (suo blog, suo twitter, ecc). Da allora, per evitare scenate del genere, usiamo la parola subber e speriamo che nessuno se la prenda più.

Esiste la possibilità di collaborare? Se sì, come?
Ellie - Certo che sì, ci sono momenti precisi dell'anno in cui poter fare il test per diventare un subber, di solito una settimana ad aprile, una a settembre e una a dicembre. Mettiamo sempre un annuncio con un po' di preavviso e tutte le istruzioni, quindi seguiteci su FB e sul sito. 

Ringrazio Fawed, MQamar, Ellie e Sintie per la loro gentilezza e disponibilità, è sempre bello raccontare di giovani che hanno una passione e la portano avanti senza nessun guadagno, solo perché gli piace farlo. 

Vincenzo.  


mercoledì 4 giugno 2014

Telefilm che passione, intervista ai ragazzi di Subspedia! (prima parte)

Questo post è stato aggiornato il 25/10/2015 

credits to subspedia.weebly.com

In principio furono Frasier e Friends, poi arrivarono Buffy e Sex and the City. I primi anni duemila furono tutti per Lost, Grey's Anatomy e House, in questo periodo spopolano The Walking Dead e Game Of Thrones. Da sempre il pubblico italiano, e non solo, ha seguito i cosiddetti "telefilm americani" e al genere sono dedicati interi canali televisivi satellitari e digitali che trasmettono gli show in anteprima, con la generalista Italia Uno che prova a stare a passo con i tempi trasmettendo in esclusiva serie come Arrow e The Tomorrow People (e relegando piccoli capolavori come Shameless alla fascia notturna). Negli ultimi tempi le televisioni fanno sempre più fatica a mantenere questa esclusività perché tra il pubblico è cresciuta  l'esigenza di seguire gli show in lingua originale e in contemporanea con gli States, per questo motivo sono nati moltissimi siti web che rilasciano sottotitoli dei vari episodi quasi lo stesso giorno di messa in onda per la gioia dei fan e la disperazione dei grandi network. Noi de L'Aspirante Biondo, visto che siamo quasi tutti laureati e laureandi in Lingue (ci siamo conosciuti proprio all'università!), ci siamo interessati all'argomento, e abbiamo pensato di fare qualche domanda agli amici di Subspedia, uno dei siti italiani di condivisione subs più seguiti (noi compresi!) 

Com'è nata Subspedia? Com'è partita l'idea di creare quello che ad oggi è uno dei siti di condivisione subs più conosciuti?
Tre anni fa esisteva un altro sito che aveva decisamente poca fama e poca fortuna... e infatti è finito in rovina. Ma come canta la cara Conchita Wurst, ci siamo rimboccati le maniche e siamo "risorti come una fenice", ripartendo quasi da zero. Abbiamo cambiato moltissime cose, prima di tutto la nostra filosofia. Non facciamo sottotitoli per essere i primi, non facciamo sottotitoli per ottenere lo streaming. Facciamo sottotitoli perché ci piace farlo, perché amiamo le serie tv americane e la lingua inglese... e perché abbiamo davvero tantissimo tempo libero, ma questo magari non diciamolo a voce troppo alta.

Come funziona il processo di traduzione, sincronizzazione e rilascio dei subs? Avete una vera e propria redazione che gestisce le varie fasi?
MQamar - Nessuna redazione, ogni serie viene tradotta generalmente dallo stesso gruppo di traduttori (il cosiddetto team di traduzione) e ogni puntata è rivista e revisionata da un revisore, un subber un po' più esperto che ha la “responsabilità” del rilascio in rete dei sottotitoli di quella data puntata. Se ad esempio ieri negli USA è andato in onda Arrow, noi stamattina iniziamo col procurarci lo script in inglese (sono diversi i siti su cui sono reperibili le basi in inglese). Lo script viene diviso in parti eque a seconda del numero di traduttori e ogni subber traduce e sincronizza la sua parte. Traduzione e sincronizzazione avvengono allo stesso tempo, usiamo dei programmi che ci permettono di svolgere in contemporanea le due cose. Terminata la traduzione, il subber la invia al suo revisore che provvederà ad assemblare le varie parti e a correggere eventuali errori, per poi pubblicare i sottotitoli sul nostro sito. Quando ci sono dei ritardi nel rilascio della base in inglese, il revisore divide la puntata a minuti e i subber iniziano a tradurre dall'audio per poi fare il confronto con la base, una volta disponibile in rete. 

Si dice che ci conosce le lingue straniere abbia maggiori possibilità di impiego professionale sopratutto nel campo del turismo e delle relazioni internazionali. Eppure voi avete deciso di usare questa vostra competenza per fondare autonomamente e gratuitamente un sito che si occupa di tutt'altro. Che giudizio avete rispetto all'importanza delle lingue straniere?
Fawed -  Conoscere le lingue non è importante, è fondamentale al giorno d'oggi, l'inglese soprattutto è ormai ovunque. Gli articoli scientifici vengono interamente scritti in inglese, le conferenze sono in inglese, i TED (anche se ci sono i sottotitoli) sono in inglese... e non parliamo del francese, che è la lingua ufficiale di praticamente tutte le organizzazioni internazionali. Conoscere e saper parlare un'altra lingua apre la mente in modo assurdo, ti mette in contatto con culture totalmente diverse da quella di provenienza e permette di seguire tutte le serie tv di questo mondo senza dover aspettare per i sottotitoli, il che non è male (anche se voi fareste bene ad aspettarci, ovviamente)

Secondo quali criteri scegliete i telefilm/film di cui pubblicate i sottotitoli?
Ellie - Per le serie nuove è semplicissimo, i revisori propongono con un po’ di anticipo le serie di cui vorrebbero occuparsi e quando gli admin compongono il palinsesto (di solito a settembre, dicembre e maggio), decidono se approvarla o meno, anche se generalmente è un sì. Per le serie già in corso e per i film è un pochino differente, poiché che ci sono delle regole da seguire: serie con non troppi episodi alle spalle, uscita del film non prevista in Italia (o prevista dopo qualche mese), script disponibile, team completo per la traduzione e altro.

A proposito di sottotitoli di film la cui uscita non è prevista in Italia, i ragazzi di Subspedia hanno prodotto anche i subs per The Normal Heart, meraviglioso film di cui potete leggere la nostra recensione cliccando qui.

Vi è mai capitato di dover produrre i sottotitoli di una o più serie che detestate? Esempio?
Fawed - In realtà, è normale che una serie possa non piacere, perché quando la prendiamo nel palinsesto e un revisore decide di occuparsene, si hanno relativamente poche informazioni. Qualche trailer, se si è fortunati si ha una clip ed una trama abbastanza dettagliata, ma ci sono un numero di fattori che non permettono di prevedere come sarà poi effettivamente quella serie. Può succedere, quindi, che una serie acclamatissima, che prende spunto dal libro di uno degli autori più famosi del mondo, possa risultare poi... poco piacevole. Non che mi stia riferendo a qualche serie in particolare, si capisce, no? Però, anche quando non piace al revisore, si va comunque avanti fino alla fine, soprattutto perché una delle cose più belle del nostro hobby è poter leggere i commenti di ringraziamento delle persone che usano i tuoi sottotitoli, soprattutto quando li hai fatti cercando di trattenere i peggiori commenti verso i personaggi più idioti della terra che non capiscono a cosa servano le riserve di propano di un consigliere comunale... ripeto, riferimenti totalmente generali, eh!


Per questa settimana è tutto, nel prossimo appuntamento con Fritto Misto, i ragazzi di Subspedia risponderanno nuovamente alle nostre domande e ci sarà anche una domanda che li ha lasciati un po' spiazzati,  assolutamente da non perdere!

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